Non si terrà più, l’8 giugno, l’evento “Facciamo rete di Daphne” previsto a Villa Mazzotti, a Chiari. La manifestazione, che dal 2022 rappresentava una giornata di sensibilizzazione su temi legati alla violenza di genere attraverso arte, musica, incontri e momenti di condivisione, è stata ufficialmente cancellata. Alla base della decisione, uno scontro istituzionale tra l’associazione Rete di Daphne – attiva dal 2013 nell’Ovest Bresciano – e l’Amministrazione comunale.
In un comunicato diffuso alla stampa, la responsabile dell’associazione, Marta Mercandelli, ha spiegato che l’Amministrazione clarense ha revocato il patrocinio inizialmente concesso a gennaio, negando anche l’uso degli spazi comunali. «Abbiamo ricevuto comunicazione dell’avvio di un iter di sospensione. A quel punto, vista la spesa già sostenuta, abbiamo deciso di fermarci per evitare ulteriori aggravi economici», ha dichiarato. Mercandelli ha aggiunto: «È stata annullata una giornata significativa per sostenere chi combatte ogni giorno contro la violenza di genere e per valorizzare il ruolo delle donne».
Dal canto suo, il sindaco Gabriele Zotti ha motivato la revoca parlando di “contenuti politici” non coerenti con le finalità dell’evento. «Volevamo che venisse rispettato l’accordo iniziale: evitare argomenti non direttamente legati al contrasto alla violenza sulle donne. Gaza, antifascismo, transizione di genere sono temi politici», ha affermato. «Per questo motivo, oltre alla revoca del patrocinio, abbiamo negato anche l’uso a pagamento di Villa Mazzotti, in quanto bene pubblico da utilizzare in modo neutrale».
Durissimo l’intervento del consigliere regionale Massimo Vizzardi, che ha definito “vergognoso” il comportamento dell’Amministrazione. «La colpa di Daphne sarebbe quella di aver invitato artiste dichiaratamente a favore dell’inclusività, della parità di genere e dell’antifascismo. Questi sono principi costituzionali, eppure vengono censurati», ha detto. «Negli anni passati abbiamo lavorato per dare una casa a chi si batte contro la violenza sulle donne. Ora assistiamo a un grave precedente che mina la libertà di parola».