Una storia centenaria, una rinascita contemporanea
È uno dei simboli della memoria ferroviaria italiana: la Locomotiva n.1, costruita nel 1906 dalla Casa delle Costruzioni Meccaniche di Saronno, fu impiegata sin dal 1907 sulle linee Brescia-Cremona e Iseo-Edolo-Rovato-Soncino. Protagonista instancabile dei trasporti passeggeri – e talvolta anche merci – ha percorso circa 2,5 milioni di chilometri prima di andare “in pensione” negli anni ’60, in piena fase di dismissione del parco macchine a vapore in Italia.
Il suo destino si compì il 17 settembre 1961, quando fu inaugurata come primo monumento ferroviario italiano all’interno del Castello di Brescia, nel piazzale del bastione San Faustino. Acquistata simbolicamente per una lira dal Club Ferromodellismo Bresciano, fu trasportata con una complessa operazione tecnica dalla ditta Besenzoni. Momento clou del trasporto fu il passaggio sul ponte levatoio, che fu rinforzato, e l’adattamento del portone del castello per permettere il transito della locomotiva, ribattezzata affettuosamente “prigioniera del falco d’Italia”.
Un restauro d’avanguardia tra memoria e tecnica
A distanza di oltre sessant’anni, la Locomotiva n.1 è tornata a nuova vita. Il restauro, dal costo di quasi 200mila euro, è stato finanziato in parte dall’associazione Palcogiovani odv (oltre 60mila euro), e condotto dalla ditta Soceb srl, sotto il coordinamento della Soprintendenza di Bergamo e Brescia e la direzione tecnico-scientifica della restauratrice Marianna Cappellina del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano.
L’intervento è durato circa otto mesi e ha incluso più fasi: lavaggio preventivo, smontaggio e manutenzione dei componenti, pulizia approfondita con idrosabbiatura, sostituzione dei vetri, messa in sicurezza della caldaia e della cassa carbone, verniciatura a spruzzo e installazione di un impianto elettrico per l’illuminazione notturna, con proiettore dedicato.
Un approccio conservativo per un oggetto tecnico-industriale
Non si è trattato di un semplice recupero estetico: il lavoro ha seguito i principi della conservazione scientifica, trasferendo all’ambito tecnico-industriale i criteri impiegati nei restauri artistici, come reversibilità, minima invasività e riconoscibilità. Non sono state effettuate sostituzioni arbitrarie: le lastre metalliche sono state integrate senza raddrizzamenti, i perni ricostruiti fedelmente e le vernici scelte per durabilità e coerenza storica.
Silvia Massari, funzionaria della Soprintendenza, ha evidenziato come l’intervento abbia confermato che gli oggetti legati alla storia della tecnologia possano ricevere la stessa cura riservata ai beni artistici. Il successo dell’operazione si deve alla sinergia tra competenze e alla condivisione degli obiettivi tra tutti gli attori coinvolti.