La bonifica del Sin Brescia Caffaro continua a registrare pesanti rallentamenti, complice l’assenza del commissario straordinario, figura chiave per coordinare le operazioni di risanamento ambientale in una delle aree più contaminate d’Italia. A fronte di una situazione d’impasse che si protrae da mesi, il Comune di Brescia e Regione Lombardia hanno siglato un’intesa per sollecitare un incontro urgente con il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin.
Durante il tavolo tecnico riunitosi giovedì 29 maggio al Pirellino, coordinato dall’assessore regionale Giorgio Maione, è emersa con forza la volontà di imprimere una svolta all’iter, coinvolgendo direttamente il Governo per accelerare la nomina del commissario. La sindaca di Brescia si è rivolta anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che però ha risposto dichiarando l’assenza di competenza diretta sul dossier.
L’assenza della figura commissariale sta compromettendo non solo la gestione degli interventi prioritari, ma anche la possibilità di utilizzare risorse disponibili, come i fondi del risarcimento Livanova, potenzialmente impiegabili per risanare orti, giardini e aree agricole contaminate dalla storica attività industriale della Caffaro.
Durante l’incontro si è discusso di un progetto in fase preliminare che prevede un mix tra tecniche di biorisanamento e la realizzazione di un parco fotovoltaico nell’area, con una spesa stimata tra i 10 e i 15 milioni di euro. Il piano coinvolgerebbe anche il Consorzio Oglio Mella e l’Ersaf, e richiederebbe l’aggiornamento dell’Accordo di programma per il Sin, oltre all’assenso dei privati proprietari delle aree.
Tutti passaggi che necessitano della guida di un commissario, figura ancora assente a mesi dalla scadenza del precedente incarico. Il vuoto amministrativo sta di fatto congelando l’avvio operativo delle bonifiche, lasciando una situazione ambientale critica irrisolta e generando ulteriore frustrazione tra cittadini e istituzioni locali.
Ora l’attenzione si concentra sulla risposta del Ministero dell’Ambiente, da cui si attende un segnale concreto per riattivare il processo decisionale e consentire l’avvio degli interventi. Il pressing istituzionale si fa più serrato, nella speranza che la nomina del commissario arrivi prima dell’estate, sbloccando così un impasse che dura ormai da troppo tempo.