Cambio al vertice della Garante dei detenuti a Brescia: Arianna Carminati succede a Luisa Ravagnani

Concluso il secondo mandato, Ravagnani lascia l’incarico con una relazione allarmante: “Il carcere è in emergenza, servono risorse e riforme”

BRESCIAIl Consiglio comunale di Brescia ha nominato Arianna Carminati nuova Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, succedendo a Luisa Ravagnani, che ha concluso il suo secondo mandato con una dettagliata e severa relazione finale sullo stato del sistema carcerario cittadino. Una testimonianza lucida, che mette a nudo criticità strutturali, emergenze quotidiane e nodi irrisolti.

«Una situazione scottante, pesante, difficile. Molto difficile», ha dichiarato Ravagnani, fotografando la realtà di Canton Mombello e Verziano, i due istituti penitenziari bresciani. A fine 2024, i detenuti erano 501, di cui oltre il 40% stranieri, a fronte di una capienza regolamentare di appena 260 posti. Il sovraffollamento è tale da costringere le persone a condividere spazi minimi: celle da 3×3 metri progettate per una sola persona, oggi ospitano in due o più individui.

Con la sospensione della “sorveglianza dinamica”, i detenuti che non partecipano alle attività trattamentali trascorrono l’intera giornata chiusi in cella, estate e inverno. In queste condizioni, denuncia Ravagnani, diventa impossibile garantire i diritti fondamentali, come l’accesso regolare a cure sanitarie, educazione, lavoro o percorsi riabilitativi. Anche i contatti con le famiglie sono limitati, con telefonate insufficienti rispetto ai bisogni di relazione e affettività.

A rendere ancora più difficile la convivenza, la forte eterogeneità della popolazione detenuta, fatta di soggetti con età, nazionalità, lingue, condizioni psichiche e fisiche molto diverse. Una diversità che spesso sfocia in tensioni e che complica il lavoro degli operatori penitenziari.

Il cuore della riflessione di Ravagnani, però, va oltre la denuncia del sovraffollamento. Il nodo centrale resta la funzione rieducativa della pena, sancita dall’art. 27 della Costituzione. Eppure, i dati parlano chiaro: il 69% dei detenuti torna a delinquere, e solo un terzo riesce a trovare lavoro una volta fuori dal carcere. Un fallimento che, secondo Ravagnani, non è solo individuale, ma sistemico: mancano risorse, opportunità concrete e strumenti adeguati per permettere a chi esce dal carcere di reinserirsi nella società.

Non mancano però esempi virtuosi. A Brescia, grazie alla collaborazione tra Amministrazione penitenziaria, Comune, scuole e Terzo settore, sono stati avviati numerosi progetti formativi, culturali e lavorativi, che provano a dare un senso concreto alla parola “rieducazione”.

La ex garante solleva infine una riflessione di fondo sul concetto stesso di esecuzione penale nel XXI secolo. Le strutture carcerarie bresciane, come Canton Mombello, affondano le radici in modelli architettonici e penitenziari ottocenteschi, mentre Verziano segue logiche della fine del Novecento. “Ma oggi, cosa costruiremmo immaginandoci il futuro?”, si chiede Ravagnani, invitando a ripensare il carcere come spazio di legalità, rispetto, dignità e sicurezza collettiva, in una visione che superi la mera detenzione per aprirsi alla riabilitazione come strumento di prevenzione sociale.

Ora il compito di raccogliere questa eredità critica ma costruttiva passa ad Arianna Carminati, chiamata a proseguire il lavoro di monitoraggio, ascolto e proposta in un contesto che richiede risposte urgenti e una nuova visione della giustizia penale.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

Tra paddock e tribune sono stati avvistati Toto Wolff e Kimi Antonelli...
Opposizione critica sui tempi incerti del nuovo impianto, il Comune: “Iter complesso ma avviato”...
carne
La storica fiera torna dal 20 al 22 marzo con degustazioni, mostre zootecniche e un...

Altre notizie