Con l’Opa obbligatoria promossa da Nuo tramite Octagon BidCo Spa, si avvicina il momento della definitiva uscita di Bialetti Industrie dalla Borsa Italiana. Dopo aver superato la soglia del 90% di adesioni, condizione prevista dall’articolo 180, comma 2 del Testo Unico delle disposizioni sulle intermediazioni finanziarie, il delisting è ormai cosa certa. La società, controllata indirettamente dal fondo lussemburghese legato all’imprenditore cinese Stephen Cheng, si prepara così a chiudere un lungo capitolo iniziato con la quotazione a Piazza Affari nel 2007.
L’Opa su Bialetti, partita il 7 luglio e in scadenza il 25 luglio 2025, riguarda circa 33 milioni di azioni, pari al 21,3% del capitale sociale. Il corrispettivo offerto è di 0,467 euro per azione, inclusivo del dividendo. Borsa Italiana ha specificato che le azioni acquistate nelle giornate del 24 e 25 luglio non potranno essere apportate all’offerta. Alla data del 21 luglio, risultavano già presentate richieste di adesione per 9.606.512 azioni, equivalenti al 29,101% del totale oggetto dell’offerta.
Per gli azionisti di minoranza, l’offerta rappresenta l’occasione per uscire dalla compagine societaria a un prezzo che incorpora un modesto premio rispetto alle medie di mercato degli ultimi mesi. La liquidazione dei titoli aderenti è prevista per il 1° agosto, ma non si esclude una riapertura dei termini a partire dal 4 agosto per ulteriori cinque sedute.
Fondata come azienda familiare, Bialetti Industrie è diventata un’icona del made in Italy nel mondo, celebre per la storica moka e per una vasta gamma di articoli per la cucina e piccoli elettrodomestici. Dopo l’acquisizione nel 1993 da parte dell’imprenditore bresciano Francesco Ranzoni, il marchio aveva trovato nuovo slancio. Tuttavia, negli ultimi anni, ha affrontato difficoltà finanziarie e instabilità sul mercato.
Con l’ingresso di Nuo Capital, il brand si prepara a una nuova fase: l’obiettivo dichiarato del fondo è quello di ricostruire la solidità economica dell’azienda e rilanciare la sua presenza globale.
La sede operativa di Bialetti rimane a Coccaglio, in provincia di Brescia, ma con il delisting e il passaggio sotto il controllo cinese, si chiude un’epoca. Il fondo Nuo punta infatti a far leva sulla forza del marchio per sviluppare nuovi mercati e canali commerciali internazionali, segnando un’evoluzione strategica per uno dei nomi più conosciuti della tradizione casalinga italiana.