Operazione contro la criminalità cinese: arresti e perquisizioni anche nel Bresciano

In tutta Italia 13 arresti, 31 denunce e 305 esercizi controllati. A Brescia identificati 189 soggetti e scoperti lavoratori in nero

Polizia

Immigrazione clandestina, traffico di droga, sfruttamento della prostituzione, armi illegali e riciclaggio di denaro: questi i reati al centro della maxi operazione della Polizia di Stato condotta su scala nazionale contro la criminalità cinese. L’intervento, coordinato dal Servizio centrale operativo (SCO), ha coinvolto 26 province italiane, tra cui anche la provincia di Brescia, con attività concentrate in particolare nel capoluogo e a Desenzano del Garda.

Nel Bresciano, la Squadra Mobile e il Commissariato di Desenzano hanno identificato 189 persone, eseguito un arresto per spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo d’armi e denunciato due individui per irregolarità in materia di immigrazione. Controllati 17 esercizi commerciali: in uno di essi è stata accertata la presenza di lavoratori non in regola, con conseguente sanzione amministrativa.

Il Questore di Brescia, Paolo Sartori, ha disposto la revoca dei permessi di soggiorno per le persone arrestate e denunciate, finalizzando così l’iter per l’espulsione dal territorio nazionale.

Un’indagine su scala nazionale

La maxi-operazione ha portato a livello nazionale a 13 arresti, di cui:

  • 4 per traffico di stupefacenti

  • 2 per sfruttamento della prostituzione

  • 1 per tentata estorsione

  • 6 per reati pendenti con condanne definitive, tra cui una rapina aggravata

Sono state inoltre denunciate 31 persone e sequestrati:

  • 550 grammi di shaboo, corrispondenti a circa 5.500 dosi

  • 22.825 euro in contanti

  • 305 attività commerciali controllate, due delle quali poste sotto sequestro

  • 29 sanzioni amministrative per un totale di oltre 73mila euro

Un’organizzazione ramificata

Le indagini hanno evidenziato la presenza in Italia di diversi gruppi criminali autonomi, ma collegati tra loro, formati da soggetti originari della stessa area geografica della Cina, spesso appartenenti alla stessa famiglia. Queste organizzazioni operano prevalentemente contro connazionali, utilizzando intimidazioni, omertà e violenza per imporsi sul territorio.

È stata documentata anche l’esistenza di un’“ala armata”, con lo scopo di proteggere gli interessi del gruppo e compiere atti violenti, inclusi gravi reati di sangue. La struttura, per molti versi, riproduce dinamiche simili alle mafie tradizionali, con un forte senso di appartenenza e un rigido codice interno.

Hawala e contatti con altri gruppi criminali

Tra le pratiche più diffuse, l’uso dell’hawala, un sistema illegale e non tracciabile di trasferimento internazionale di denaro, è emerso come strumento chiave per movimentare capitali in nero tra diversi continenti, eludendo i controlli bancari. Questo metodo viene frequentemente utilizzato anche da altre organizzazioni criminali, italiane e straniere, per regolare pagamenti illeciti legati a droga, migrazione clandestina e riciclaggio.

Le indagini in corso hanno inoltre confermato interazioni tra la criminalità cinese e altri gruppi etnici e italiani, attraverso accordi per spartirsi territori e attività illegali, consolidando una rete trasversale e multietnica della criminalità organizzata.

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