A 16 anni con il desiderio di rifarsi il naso, a 18 con la scelta di aumentare il seno, a 22 con la decisione di ricorrere al botox per prevenire le prime rughe. È l’identikit della Generazione Z, dove il rapporto con l’immagine passa inevitabilmente dallo schermo di uno smartphone e dai modelli estetici imposti da TikTok e Instagram. Sempre più giovani, infatti, decidono di rivolgersi alla chirurgia e alla medicina estetica, trasformando quello che era un fenomeno di nicchia in una tendenza ormai diffusa.
I numeri parlano chiaro: negli ultimi dieci anni la chirurgia estetica è triplicata tra gli under 25, con una concentrazione maggiore nelle aree del Nord Italia. A Brescia, in particolare, il fenomeno è in linea con i livelli milanesi, coinvolgendo circa il 15% dei giovanissimi. Se le ragazze restano le principali protagoniste, i maschi mostrano un approccio meno ossessivo, concentrandosi soprattutto su interventi al naso. La procedura più richiesta rimane la mastoplastica additiva, spesso frutto di decisioni maturate nel tempo, di pressioni familiari o di un gesto simbolico di ribellione.
Diversa la situazione sul fronte della medicina estetica, dove filler alle labbra, botulino e trattamenti preventivi anti-age stanno conquistando terreno. Qui, il ruolo dei social è determinante: mode lanciate da influencer e video virali indirizzano le richieste, fino a spingere le pazienti a presentarsi dal medico con foto ingrandite dei propri volti, indicando microdifetti invisibili nella vita reale ma amplificati dal display di uno smartphone.
Secondo gli esperti, il compito dei professionisti è quello di saper distinguere tra un intervento realmente giustificato e la cosiddetta “estetica del capriccio”, frenando l’entusiasmo laddove non sussistano malformazioni o asimmetrie significative. La normativa italiana, a tutela dei minori, vieta ogni operazione di chirurgia estetica prima dei 18 anni, con l’unica eccezione dell’otoplastica, consentita già dai 4 anni per prevenire disagi psicologici. Dopo la maggiore età, però, la scelta diventa legata alla responsabilità dei genitori, alla maturità del giovane e soprattutto al giudizio del chirurgo.
A spingere verso il bisturi e le iniezioni non è più la televisione, come accadeva in passato, ma la “dismorfia da selfie”, un fenomeno che porta a modificare costantemente la propria immagine con filtri e app, fino a costruire un’alterazione della realtà. Un meccanismo che, nei casi più estremi, può sfociare nel dismorfismo corporeo, con ricadute importanti sul benessere psicologico.
Il chirurgo plastico Enrico Motta, specialista bresciano, mette in guardia dall’abuso di queste pratiche: «La chirurgia estetica è per definizione non necessaria: deve rispondere a un’esigenza reale, non a un modello imposto dai social». Un monito che si scontra con una generazione cresciuta davanti allo schermo, costantemente esposta al giudizio pubblico e all’illusione di una perfezione priva di filtri.
La riflessione finale resta aperta: la bellezza autentica non ha età e non ha filtro, e forse è proprio questa la sfida più complessa da far comprendere ai giovanissimi.