Strage silenziose: 144 ciclisti morti sulle strade italiane dall’inizio del 2025

La Lombardia è la regione più colpita: a Bergamo già sei vittime, a Brescia sono invece cinque

Ogni 40 ore in Italia muore un ciclista. È quanto emerge dal report aggiornato al 17 agosto dell’osservatorio ciclisti Asaps – Sapidata: dall’inizio dell’anno a metà agosto sono 144 le vittime in sella a una bicicletta. Numeri che confermano una tendenza ormai costante: nel 2024 furono 204, nel 2023 addirittura 212.

Lombardia la regione più colpita

La Lombardia guida la triste classifica nazionale con 36 vittime. A livello provinciale, Bergamo conta 6 morti e Brescia 5, seguite dalla Città Metropolitana di Milano, Cremona e Pavia con 3 decessi ciascuna. Solo nel Bresciano hanno perso la vita ciclisti noti e stimati come Giuseppe, Aurelio, Giovanni e Muhammad Farukh Shah, il 33enne pakistano morto pochi giorni fa dopo lo scontro con un’auto a Gargnano.

Dinamiche e responsabilità

Il dato più allarmante: 103 dei 144 ciclisti morti sono deceduti in seguito a un impatto con mezzi motorizzati – 81 con automobili, 12 con autocarri e 10 con altri veicoli. Un’evidenza che mostra la vulnerabilità estrema di chi pedala. Come sottolinea l’osservatorio, non si tratta di colpevoli e innocenti, ma di un dato fisico: nello scontro tra auto e bici, il ciclista ha quasi sempre la peggio.

Un problema culturale

La bicicletta resta l’anello debole del traffico italiano. Per ridurre le tragedie serve una normalizzazione della sua presenza sulle strade, come già avvenuto in altri Paesi europei. La politica può fare la sua parte creando piste ciclabili, percorsi ciclopedonali e spazi sicuri, ma è altrettanto fondamentale la consapevolezza individuale:

  • i ciclisti devono proteggersi, ad esempio con il casco,

  • gli automobilisti devono ricordare che guidano un mezzo da oltre una tonnellata, potenzialmente letale.

Il Codice della Strada già prevede la distanza minima di un metro e mezzo nei sorpassi, ma non basta la norma: servono attenzione e rispetto quotidiano.

La democrazia del pedale

Andare in bicicletta è una pratica universale, che accomuna lavoratori, sportivi e semplici appassionati. Per questo il dato di 144 morti in poco più di otto mesi è insopportabile: dietro ogni numero c’è una storia, una famiglia, una vita spezzata troppo presto.

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