Li chiamano hikikomori, termine giapponese che significa “stare in disparte”. Sono adolescenti che, dopo una vita apparentemente normale tra scuola, sport e amicizie, improvvisamente interrompono ogni attività sociale, si chiudono nella propria stanza e rifiutano ogni contatto con l’esterno. Si tratta di un fenomeno nato in Giappone negli anni Ottanta e ormai diffuso anche in Europa e in Italia, dove sta assumendo proporzioni preoccupanti.
Gli esperti lo definiscono ritiro sociale volontario, una scelta radicale con cui i ragazzi rinunciano a scuola, amicizie e relazioni, cercando di sottrarsi a pressioni scolastiche, giudizi dei coetanei e aspettative familiari. Una condizione che non solo compromette il presente, ma può durare per anni e sfociare in ulteriori disturbi emotivi e psicologici.
In Italia operano due realtà principali dedicate al tema: Hikikomori Italia, fondata dallo psicologo Marco Crepaldi, e Hikikomori Italia Genitori, che raccoglie famiglie coinvolte nel problema. Entrambe portano avanti campagne di sensibilizzazione per aiutare genitori e ragazzi a riconoscere i segnali di allarme, come il ritiro scolastico, l’inversione del ritmo sonno-veglia, il disinteresse per le interazioni e l’auto-reclusione domestica.
La difficoltà di quantificare il fenomeno è legata proprio al silenzio e al senso di vergogna che circondano queste situazioni. Nel Bresciano, però, emergono dati significativi: si stima che siano 2.500 i giovani interessati, con sette famiglie già affidatesi al gruppo di Auto Mutuo Aiuto attivo nella provincia. L’iniziativa permette, una volta al mese, di confrontarsi con un’esperta e condividere esperienze, mentre molte altre famiglie scelgono di rivolgersi ai centri di Milano, capofila regionale.
Una ricerca recente ha stimato 8mila hikikomori riconosciuti in Lombardia, a cui si aggiungono circa 12mila potenziali casi in attesa di riconoscimento. A livello nazionale, il gruppo Facebook di Hikikomori Italia Genitori conta 4mila iscritti. Attualmente in Lombardia sono attivi otto gruppi di Auto Mutuo Aiuto, con nuove aperture previste anche nel Mantovano.
Secondo gli esperti, le cause scatenanti sono molteplici: dal bullismo e dalle discriminazioni scolastiche fino alle pressioni sociali che impongono eccellenza e competizione in ogni ambito. In Paesi come Giappone e Corea del Sud, dove il fenomeno è stato osservato prima che in Italia, si è già dimostrato come il ritiro sociale possa protrarsi a lungo, trasformandosi in un problema cronico.
Per questo, le associazioni sottolineano l’urgenza di creare consapevolezza e strumenti di supporto: riconoscere subito i campanelli d’allarme e intervenire con percorsi mirati può fare la differenza tra un ritiro temporaneo e un isolamento prolungato che segna profondamente la vita dei ragazzi e delle loro famiglie.