Soccorso alpino in Lombardia, ticket fino a 780 euro per chi sbaglia in montagna

La Regione ribadisce: assistenza garantita a tutti, ma chi abusa dei soccorsi o affronta i sentieri senza prudenza deve pagare i costi dell’intervento

La Regione Lombardia torna a ribadire le regole sul soccorso alpino, richiamando escursionisti e turisti alla responsabilità. Se da un lato è garantito l’intervento a chiunque ne abbia bisogno, dall’altro non è previsto alcuno sconto per chi affronta la montagna con imprudenza, senza attrezzatura adeguata o peggio utilizza l’elicottero come un taxi per tornare a valle.

La norma, introdotta nel 2015, punta soprattutto a disincentivare gli abusi e a educare alla prevenzione, oltre che a garantire la sicurezza dei soccorritori. Volare in condizioni meteorologiche difficili, infatti, mette a rischio non solo chi è in difficoltà ma anche gli operatori coinvolti. Ogni missione mobilita fino a cinque persone tra pilota, tecnico di volo, medico rianimatore, infermiere e tecnico di soccorso, senza contare i costi di carburante e manutenzione.

Chi paga e chi no

Gli interventi di emergenza sanitaria con ricovero restano a carico del servizio sanitario nazionale, quindi gratuiti. Diverso il caso di chi chiede aiuto per problemi non gravi: slogature, stanchezza o piccoli malori. In queste situazioni il costo ricade interamente sull’utente, sia che l’intervento arrivi via terra sia che venga utilizzato l’elicottero.

Il tariffario prevede un tetto massimo di 780 euro per ogni operazione, con uno sconto del 30% per i residenti lombardi e una maggiorazione del 30% nei casi di imprudenza. L’elisoccorso costa 1.500 euro l’ora, mentre un intervento via terra con la squadra del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas) è fissato a 95 euro l’ora dopo i primi 60 minuti. Le tariffe delle ambulanze vanno da 56 euro l’ora per i servizi base a 115 euro per quelli avanzati con medico a bordo.

I numeri dei soccorsi

Nel 2024 il Cnsas ha effettuato in Italia 12.063 missioni, assistendo 11.789 persone: 1.431 erano feriti gravi, 5.288 feriti lievi e 4.187 illesi. La V Delegazione bresciana nello stesso anno ha registrato 294 interventi, con un costo complessivo stimato vicino al mezzo milione di euro.

Nonostante la chiarezza delle regole, circa il 30% delle persone assistite non paga il ticket previsto dalla legge. “È difficile quantificare il numero esatto dei morosi – spiega Simone Alessandrini del Cnsas – perché la gestione è in capo al sistema sanitario regionale. Di certo, però, gli interventi in estate sono aumentati del 20% rispetto alla media degli ultimi anni”.

Il bilancio delle vittime

La montagna continua a rivelarsi un ambiente affascinante ma rischioso. Dall’inizio dell’estate in Italia si contano già quasi 100 vittime, una media di tre al giorno. Nella provincia bresciana, lo scorso anno si sono verificati 17 incidenti mortali, mentre dal gennaio 2025 ad oggi i decessi sono stati già 10.

La direttiva regionale mira dunque a responsabilizzare chi sceglie i sentieri alpini, garantendo soccorso a tutti ma ricordando che la leggerezza o l’imprudenza hanno un prezzo che non può gravare esclusivamente sulla collettività.

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