Sanità in crisi: Lombardia in forte calo nei livelli essenziali di assistenza

Perde 14 punti in un solo anno nella classifica nazionale. Solo 13 Regioni superano gli standard minimi. Gimbe: «Il Ssn scricchiola anche nei territori più solidi»

La Lombardia scivola pesantemente nella classifica nazionale sulla qualità delle cure essenziali. A certificarlo è la Relazione 2023 del ministero della Salute sul monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), elaborata attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia e analizzata dalla Fondazione Gimbe, che ha evidenziato forti disparità territoriali e un peggioramento generalizzato in otto Regioni, con una netta caduta proprio della Lombardia.

Nel dettaglio, solo 13 Regioni italiane nel 2023 hanno raggiunto gli standard minimi per l’erogazione dei Lea, ovvero quelle prestazioni sanitarie che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire gratuitamente o con pagamento del ticket. In cima alla classifica si conferma il Veneto, mentre nel Sud ottengono la sufficienza Puglia, Campania e Sardegna.

La Lombardia ha registrato un crollo di 14 punti rispetto al 2022, un segnale preoccupante per una delle Regioni storicamente considerate tra le più solide sul piano sanitario. Peggiori solo le performance di Basilicata (-19), Sicilia (-11) e Lazio (-10). Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, «la riduzione delle performance anche in Regioni con una consolidata reputazione sanitaria è un campanello d’allarme. Dimostra che la tenuta del Servizio sanitario nazionale non è più garantita nemmeno dove le risorse sono maggiori.»

L’analisi della Fondazione ha confrontato i dati relativi al 2022 e al 2023, valutando i punteggi complessivi e le prestazioni in tre ambiti fondamentali: prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera. La fotografia che ne emerge è quella di un Paese ancora profondamente diviso, con una frattura Nord-Sud che non si riduce, ma che al tempo stesso registra eccezioni sorprendenti, come il notevole miglioramento della Calabria (+41 punti) e della Sardegna (+26), due Regioni che fino a poco tempo fa erano spesso in coda alle classifiche nazionali.

La Fondazione Gimbe, che ha condotto un’analisi indipendente sui dati pubblicati ufficialmente dal Ministero lo scorso 6 agosto, ribadisce la necessità di interventi strutturali e uniformi, in grado di garantire l’accesso equo alle cure su tutto il territorio nazionale. I Lea rappresentano un indicatore chiave per misurare il rispetto dei diritti fondamentali alla salute, e il fatto che solo 13 Regioni raggiungano gli standard minimi è, secondo Cartabellotta, «il segnale che il sistema è in affanno e rischia di perdere l’universalità che lo contraddistingue».

Nel complesso, l’indagine conferma un trend preoccupante: la sanità pubblica sta attraversando una fase di fragilità anche in contesti che fino a pochi anni fa erano considerati d’eccellenza. Se da un lato alcune aree del Sud mostrano timidi segnali di ripresa, dall’altro le difficoltà si estendono anche al Centro e al Nord, segno che le criticità sono ormai sistemiche e non più isolate.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

Agli Spedali Civili intervento innovativo mini-invasivo per trattare tumori della tiroide senza chirurgia...
Decisione del gruppo San Donato: dal 15 aprile niente più ricoveri per le gestanti...
Il punto nascite dell’Istituto Clinico Sant’Anna si avvia alla chiusura...

Altre notizie