Droghe e telefoni in carcere: traffici illeciti tra cioccolatini, droni e corruzione

A Brescia il narcotraffico dietro le sbarre continua con metodi sempre più sofisticati: coinvolti familiari, agenti e tecnologie

Dietro le mura delle carceri bresciane la droga continua a circolare, favorita da metodi sempre più creativi e da una rete che coinvolge anche familiari e, in alcuni casi, agenti penitenziari. Il traffico di sostanze stupefacenti in ambito carcerario non accenna a fermarsi, con tecniche di introduzione che vanno dal classico occultamento negli indumenti intimi fino all’utilizzo di droni, passando per cioccolatini imbottiti di cocaina e complici interni.

Gli ultimi episodi emersi confermano uno scenario allarmante: madri che nascondono hashish negli slip, mogli che occultano dosi tra i capelli, fidanzate disposte a tutto pur di eludere i controlli. A questi si aggiungono casi ancora più gravi, come quello di un ispettore della polizia penitenziaria accusato di aver introdotto droga e cellulari in cambio di denaro, utilizzando persino Mon Chéri e Kinder Joy come veicoli per la cocaina.

Il contesto nazionale non è meno preoccupante. Secondo i dati più recenti del Ministero della Giustizia (giugno 2025), oltre un detenuto su tre in Italia è in carcere per reati legati alla droga, mentre quasi il 40% risulta tossicodipendente. In termini assoluti, si parla di 21.490 persone recluse per spaccio su un totale di 62.728 detenuti, con una netta prevalenza maschile (20.749 uomini e 741 donne). A livello locale, Brescia rispecchia questa tendenza, con un numero crescente di casi legati all’ingresso illecito di sostanze stupefacenti e strumenti di comunicazione.

Gli oggetti più ricercati dai detenuti restano le droghe leggere e pesanti, seguite da smartphone e sim card, elementi fondamentali per mantenere i contatti con l’esterno e, in alcuni casi, per continuare a gestire attività illecite anche durante la detenzione.

Tra le modalità più diffuse per introdurre droga nelle strutture penitenziarie, oltre al coinvolgimento dei familiari durante i colloqui, emerge anche l’impiego di droni telecomandati. Questi apparecchi vengono utilizzati per lanciare piccoli pacchetti all’interno dei cortili o delle finestre delle celle, eludendo le sorveglianze nei momenti di minor controllo.

Il problema della corruzione interna aggiunge un ulteriore livello di complessità. Come dimostrato dal caso dell’agente penitenziario arrestato per aver favorito l’introduzione di sostanze e oggetti proibiti in cambio di oltre 12.500 euro, la collaborazione di soggetti all’interno del sistema carcerario rappresenta una minaccia concreta alla sicurezza e all’efficacia del regime detentivo.

Secondo il XXI Rapporto dell’Associazione Antigone, l’impatto del Testo Unico sugli stupefacenti ha contribuito a gonfiare il numero dei detenuti per reati legati alla droga, ma non ha inciso in modo significativo sul contenimento del fenomeno. Il carcere si conferma dunque una realtà vulnerabile alle dinamiche del traffico di droga, anche per l’alta concentrazione di persone già coinvolte nel consumo o nello spaccio.

L’attenzione resta alta da parte delle autorità, ma il sistema sembra richiedere interventi più strutturali. Prevenzione, formazione del personale, sorveglianza tecnologica e programmi di recupero per i tossicodipendenti sono tra gli strumenti che possono contribuire a contenere il fenomeno, sempre più radicato e sofisticato.

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