Aria a Brescia, calano i picchi di ozono ma resta la sfida delle direttive Ue

Nei primi otto mesi del 2025 registrati 21 giorni di supero: il dato migliora rispetto agli anni precedenti ma non basta per gli obiettivi europei

A Brescia arrivano timidi ma significativi segnali di miglioramento della qualità dell’aria, dopo anni segnati da livelli allarmanti di ozono. Se a inizio giugno si erano registrati picchi preoccupanti, con l’abbassamento delle temperature i valori sono rientrati, confermando una situazione fortemente legata alle condizioni meteorologiche. Le fonti principali restano però le stesse: traffico veicolare, in particolare motori diesel, ed emissioni industriali.

I numeri mostrano un trend incoraggiante. Dal 1° gennaio al 31 agosto 2025 non si sono mai toccate le soglie di emergenza – 180 g/m³ come soglia di informazione e 240 g/m³ come livello di allarme – che avrebbero richiesto interventi immediati. Per quanto riguarda invece l’obiettivo a lungo termine, che prende in esame le medie orarie su otto ore, Brescia ha registrato 21 giornate di superamento, rimanendo entro il limite attuale di 25. Il dato risulta in netto miglioramento rispetto ai 41 giorni del 2024 e ai 62 del 2023, quando erano stati registrati picchi capaci di generare gravi effetti sulla salute pubblica.

Tuttavia, la prospettiva europea impone traguardi più ambiziosi: la nuova direttiva dell’Unione prevede un massimo di 18 giorni entro il 2030 e zero superamenti entro il 2050. L’Oms da tempo sottolinea la correlazione tra alte concentrazioni di ozono e incremento della mortalità legata a patologie respiratorie acute, indicando valori limite che Bruxelles ha recepito con obiettivi vincolanti per tutti gli Stati membri.

La situazione locale
Secondo il rapporto di Legambiente Lombardia, l’estate 2025 ha mostrato una realtà contrastante: mentre Brescia ha fatto segnare dati meno critici, gran parte della pianura padano-veneta ha vissuto livelli di ozono fuori controllo. In particolare Bergamo ha registrato 77 giornate di superamento entro fine agosto, il valore peggiore della regione.

Per Damiano Di Simine, responsabile della campagna MetaNo, la chiave del problema sta nei precursori dell’ozono: ossidi di azoto da traffico, emissioni agricole e metano. Se i primi sono in calo, altre fonti restano sottovalutate e poco monitorate. «La sfida per un’aria più pulita richiede una riduzione di tutti gli inquinanti che concorrono alla formazione dell’ozono», spiega Di Simine, sottolineando l’urgenza di ampliare le reti di monitoraggio con sensori per il metano, come richiesto dalla nuova direttiva Ue.

Il quadro bresciano, pur in miglioramento, dimostra che la lotta allo smog e all’ozono non può limitarsi a singoli interventi ma deve diventare una strategia complessiva, capace di incidere su traffico, industria, agricoltura e gestione dei rifiuti.

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