Brescia, crescono i lavoratori stranieri ma resta forte il divario salariale

Gli occupati nati all’estero versano oltre 350 milioni di Irpef, ma guadagnano in media 9.000 euro in meno rispetto agli italiani. Agricoltura e costruzioni i settori trainanti

Cresce il numero di lavoratori stranieri nella provincia di Brescia, così come aumenta il loro contributo all’economia locale e nazionale. Tuttavia, permane un netto divario retributivo rispetto ai lavoratori italiani. È quanto emerge dal nuovo report della Fondazione Moressa, che analizza l’impatto occupazionale, economico e demografico della popolazione straniera residente in Italia.

Brescia si conferma tra le province con la più alta presenza di stranieri residenti, con oltre 153.000 persone di origine non italiana, pari al 12,2% della popolazione. Un dato che colloca il territorio bresciano al quarto posto in Italia, superato solo da Roma, Milano e Torino. La città capoluogo conta 38.421 stranieri, ovvero quasi un quinto della popolazione cittadina, mentre Montichiari è il comune della provincia con la presenza straniera più significativa in valore assoluto.

Sul piano contributivo, il report evidenzia un dato sorprendente: i cittadini stranieri in provincia versano ogni anno 351 milioni di euro in Irpef, una cifra che supera il gettito di undici regioni italiane, tra cui Sardegna, Calabria e Sicilia. Nonostante ciò, il salario medio dei lavoratori stranieri resta più basso di circa 9.000 euro annui rispetto a quello dei colleghi italiani.

Il contributo degli stranieri al PIL italiano è tutt’altro che marginale: nel complesso, i lavoratori nati all’estero generano un valore aggiunto pari a 177 miliardi di euro, pari al 9% del Prodotto interno lordo nazionale. Alcuni settori dipendono in modo significativo da questa manodopera: in agricoltura la quota di valore prodotto da stranieri arriva al 18%, mentre nelle costruzioni supera il 16%.

In provincia di Brescia è rilevante anche la componente imprenditoriale straniera, con oltre 16.000 imprenditori attivi, in crescita di quasi il 10% nell’ultimo decennio. Un fenomeno che si lega a dinamiche demografiche in costante evoluzione: il 56,4% degli stranieri ha tra i 18 e i 49 anni, mentre i minori rappresentano quasi un quarto della popolazione straniera. Solo il 6% ha più di 64 anni, a fronte del 26% degli italiani.

Dal punto di vista delle origini, il 44% degli stranieri nel Bresciano proviene da paesi europei, con la Romania al primo posto: i cittadini rumeni rappresentano il 16% della popolazione straniera locale, pari a 24.711 persone.

A livello nazionale, gli stranieri residenti in Italia nel 2024 sono circa 5,3 milioni, pari all’8,9% della popolazione totale. Il loro apporto alla demografia è determinante: hanno un tasso di natalità più elevato (9,9 nati ogni mille abitanti, contro i 6,1 degli italiani) e un tasso di mortalità significativamente più basso (2,1 contro 12,3 per mille).

Secondo le stime Unioncamere – Excelsior, tra il 2024 e il 2028 le imprese italiane avranno bisogno di 3 milioni di nuovi lavoratori, di cui circa 640.000 saranno immigrati, pari al 21,3% del fabbisogno complessivo. Il dato riflette un trend strutturale: l’80% della domanda sarà legata alla sostituzione di personale in uscita (pensionamenti), mentre il restante 20% dipenderà dalla crescita economica.

Il quadro che emerge dal report della Fondazione Moressa sottolinea quindi un duplice aspetto: da un lato l’indispensabile contributo degli stranieri al tessuto economico italiano, dall’altro la necessità di colmare il divario salariale e sociale che ancora li penalizza, nonostante il loro crescente peso nella società e nell’economia.

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