Moderne, attrezzate, con ambienti accoglienti e tecnologie all’avanguardia: è questo ciò che studenti, famiglie e dirigenti scolastici chiedono oggi per la scuola del futuro. Ma a fronte di richieste legittime, c’è una realtà demografica che pone interrogativi sempre più urgenti: chi riempirà quelle aule nei prossimi anni?
In un’Italia segnata dall’inverno demografico, il problema non riguarda solo l’aumento della popolazione anziana, ma anche il drastico calo delle nuove generazioni. Una tendenza che, in provincia di Brescia, si traduce in numeri che non lasciano spazio a dubbi: ci saranno sempre meno bambini e ragazzi in età scolare, e di conseguenza, sempre più edifici scolastici sottoutilizzati.
In quattro anni persi oltre 8mila studenti nel Bresciano
Attualmente, la rete scolastica statale della provincia conta 776 sedi, a cui si aggiungono 140 scuole autonome e 237 istituti paritari. A frequentarle sono 143.787 studenti, ma nel 2021/2022 erano 151.797: un calo di oltre 8.000 unità in appena quattro anni.
E le proiezioni Istat del 2023 confermano il trend: tra il 2026 e il 2032, la fascia 0-19 anni perderà altri 18.084 giovani. Un dato confermato anche dalle stime aggiornate al primo gennaio 2025, dove la popolazione attesa tra 0 e 19 anni era di 225.676 unità, mentre quella reale è risultata di 225.740. Praticamente invariata.
Le fasce più colpite dal calo saranno quelle tra 10 e 14 anni, seguite dai bambini tra 5 e 9 anni. Più stabile, almeno per ora, la fascia 0-4 anni.
Strutture scolastiche in bilico: manutenzione e costi in aumento
Con il progressivo svuotamento delle aule, molti plessi rischiano di non poter più essere mantenuti attivi. Lo conferma Agostino Damiolini, consigliere provinciale con delega all’edilizia scolastica, che ricorda come il Broletto gestisca attualmente 180 edifici, tra scuole superiori, palestre e spazi formativi.
“Il calo per ora è stato contenuto – circa 400 studenti in meno in quattro anni nei nostri istituti – ma è chiaro che se il trend proseguirà, avremo strutture sovradimensionate rispetto al numero di iscritti”, spiega Damiolini. Manutenere questi edifici con le risorse limitate della Provincia è una sfida che si fa ogni anno più complessa.
Ogni intervento edilizio richiede investimenti da centinaia di migliaia di euro, e ogni decisione ha impatti sul lungo termine, fino a 30-40 anni. Diventa quindi urgente interrogarsi su come e dove investire, per evitare sprechi su edifici che potrebbero non essere più necessari in futuro.
Meno scuole, più spostamenti: un futuro da ripensare
Se il numero degli studenti continuerà a diminuire, la riduzione del numero di scuole sarà inevitabile. Alcuni Comuni già oggi non hanno più una scuola primaria, mentre altri rischiano di perdere anche quelle residue.
Ma la chiusura degli istituti comporta conseguenze a catena: con meno plessi attivi, aumenteranno gli spostamenti quotidiani per gli studenti, e il sistema di trasporto pubblico dovrà essere ripensato per garantire l’accesso all’istruzione.
Un altro aspetto riguarda il riutilizzo degli edifici dismessi: potranno essere riconvertiti? E a quali costi? Sono domande cruciali per il futuro urbanistico, sociale e culturale del territorio.
Nel frattempo, il divario tra infrastrutture scolastiche e popolazione studentesca si amplia. Da un lato si progettano scuole moderne e digitali, dall’altro ci si confronta con una progressiva desertificazione scolastica. In un contesto dove le richieste di accesso alle RSA superano le 30.000 unità, il problema dell’invecchiamento della popolazione non è più rinviabile.