La giornata in tribunale è stata interamente assorbita dalle arringhe della difesa di Oscar Maggi, l’ex operaio della fonderia Bozzoli imputato per l’omicidio di Mario Bozzoli e oggi processato con rito abbreviato. Mentre la pubblica accusa ha già invocato una condanna a trent’anni di reclusione, i legali del 58enne hanno chiesto l’assoluzione, sostenendo che sulla sua posizione non siano emersi elementi nuovi rispetto all’archiviazione avvenuta nelle prime fasi delle indagini.
Il procedimento arriva a oltre dieci anni dalla scomparsa di Mario Bozzoli, imprenditore di Marcheno svanito nel nulla l’8 ottobre 2015. Secondo la ricostruzione dell’accusa, già al centro del processo che ha portato alla condanna definitiva all’ergastolo del nipote Giacomo Bozzoli, il corpo sarebbe stato distrutto nel forno della fonderia. Una tesi riproposta anche nel giudizio sull’ex operaio, ritenuto complice del principale imputato.
Nell’udienza precedente, infatti, la pubblica accusa ha presentato un impianto che ripercorre le conclusioni del processo principale, sostenendo che Maggi fosse nei pressi del forno proprio nelle fasi in cui, secondo la ricostruzione accusatoria, il cadavere sarebbe stato introdotto nel macchinario industriale. Un ruolo ritenuto decisivo e in concorso con Giacomo Bozzoli.
Ma la difesa ha contestato questa narrazione fin dalle prime battute. Gli avvocati Vera Cantoni e Matteo Pagani hanno dedicato ampio spazio alla questione dell’archiviazione, ricordando che a Maggi – come ad altri – il procedimento era stato chiuso nelle indagini iniziali. “Quell’archiviazione non è stata seguita da alcun nuovo elemento – ha evidenziato Cantoni –. Tutto ciò che abbiamo oggi era già contenuto negli atti e non è emerso nulla che potesse modificare il quadro originario”.
Un punto affrontato dai legali riguarda anche la sentenza del processo a carico di Giacomo Bozzoli, da cui derivano molte delle conclusioni accusatorie ora rivolte all’ex operaio. La difesa ha ricordato che, in quel procedimento, la posizione di Maggi non è stata rappresentata da alcun contraddittorio. “È una sentenza pronunciata in un processo in cui la difesa Maggi non era presente – hanno spiegato – e quindi non si possono utilizzare quelle conclusioni come elementi certi contro il nostro assistito”.
Un altro nodo evidenziato riguarda la formulazione del capo d’imputazione nel processo a Giacomo Bozzoli, dove inizialmente non si parlava dell’ipotesi del forno, poi emersa nel dibattimento. Secondo i legali, questa divergenza “mostra la mancanza di linearità” e mette in discussione il superamento del ragionevole dubbio.
La difesa ha poi escluso la presenza di Maggi nei pressi del forno, ribadendo che “non era lì in quel momento”, smentendo quindi uno dei punti chiave dell’accusa. In aggiunta, è stata contestata la valenza dell’intercettazione tra Maggi e Abu, più volte citata nel corso del procedimento come potenziale elemento indiziario. Gli avvocati l’hanno definita “una frase estrapolata da una conversazione in caserma”, priva di contenuto significativo e resa in un contesto linguistico poco chiaro.
Nel loro intervento, i legali hanno richiamato anche il ruolo di Ghirardini, altro operaio coinvolto nell’indagine e deceduto in circostanze mai completamente chiarite, sottolineando la delicatezza del contesto e la forte pressione mediatica e investigativa di quei giorni. Pressione che, secondo la difesa, avrebbe condizionato la percezione complessiva degli eventi.
L’udienza, durata cinque ore, si è conclusa con la richiesta di assoluzione “per insussistenza degli elementi probatori”. Il procedimento è stato aggiornato al 17 dicembre, data in cui sono previste eventuali repliche e la sentenza del giudice.