Si è conclusa in pochi minuti l’udienza di convalida dell’arresto di Maria Luisa Ramponi, la 59enne indagata per la strage di Castel d’Azzano, dove il 14 ottobre tre carabinieri hanno perso la vita nell’esplosione di un casolare di famiglia. La donna, trasferita recentemente dal reparto ospedaliero alla casa circondariale di Montorio, si è presentata davanti alla giudice per le indagini preliminari di Verona, scegliendo di non rispondere alle domande.
Durante il breve confronto, la difesa ha spiegato che Ramponi versa ancora in condizioni psicofisiche delicate, una conseguenza del passaggio dall’ospedale al carcere avvenuto nei giorni precedenti. Il suo avvocato, secondo quanto riportato dall’Ansa, ha chiarito che la 59enne necessiterebbe ancora di cure, motivo per cui non sarebbe stata in grado di affrontare un interrogatorio articolato.
Secondo gli inquirenti, la donna avrebbe avuto un ruolo diretto nel tragico episodio, poiché ritenuta responsabile dell’innesco della miccia che avrebbe provocato l’esplosione delle bombole di gas presenti nella struttura. L’ordigno artigianale sarebbe stato attivato mentre i carabinieri stavano per procedere con una perquisizione, circostanza che ha portato gli investigatori a contestare il reato di strage.
Le stesse accuse – strage, detenzione di materiale esplodente e resistenza a pubblico ufficiale – sono state rivolte anche ai fratelli Franco e Dino Ramponi, rispettivamente di 65 e 63 anni. I due non erano presenti al momento della deflagrazione, ma gli elementi raccolti dagli investigatori indicherebbero un loro coinvolgimento nella fase di preparazione. La ricostruzione accusatoria ipotizza infatti che i fratelli avrebbero contribuito a predisporre l’azione o, quantomeno, non avrebbero fatto nulla per impedirla.
I due uomini, detenuti dal 14 ottobre, hanno già visto respinto il ricorso presentato al Tribunale del Riesame di Venezia, che ha confermato le misure cautelari adottate dopo il tragico evento. Il provvedimento ha consolidato il quadro investigativo, lasciando invariata la posizione dei due indagati, ora in attesa dei successivi sviluppi giudiziari.
La morte dei tre carabinieri ha profondamente segnato la comunità veronese, non solo per la gravità dell’accaduto, ma anche per le circostanze in cui l’esplosione è avvenuta. Il casolare, già oggetto di attenzione investigativa, avrebbe rappresentato un luogo chiave nelle attività della famiglia Ramponi. L’innesco delle bombole, secondo le ipotesi al vaglio, sarebbe stato parte di un piano volto a impedire l’accesso alle forze dell’ordine.
Con la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere, Maria Luisa Ramponi rimane al centro del procedimento, mentre la procura prosegue le indagini per definire con precisione responsabilità individuali e dinamiche dell’esplosione. La magistratura dovrà ora valutare ulteriori elementi probatori per delineare il quadro completo dell’evento che ha provocato la morte dei tre militari.