L’udienza davanti al Tar ha trasformato quello che sembrava un quadro ormai definito in un terreno pieno di incertezze sul futuro del depuratore gardesano. Nel dibattimento dedicato ai numerosi ricorsi presentati tra il 2021 e il 2022 da Comuni e comitati, i legali di Acque Bresciane e dell’Avvocatura dello Stato hanno chiarito che la soluzione dei due impianti a Gavardo e Montichiari non è stata archiviata, mentre la proposta alternativa di costruire un depuratore a Esenta di Lonato non risulta supportata da alcun atto formale.
Una posizione che ha spiazzato molti dei presenti e che ha spinto il presidente del tribunale a proporre una sospensione della sentenza fino all’estate. La decisione sulla sospensiva è attesa a breve, e potrebbe congelare l’intero fascicolo per mesi. Nel frattempo, la sensazione emersa in aula è quella di un progetto che procede tra dubbi, mancate comunicazioni e tensioni istituzionali, come sottolineato dalla Federazione del Chiese, presente con il suo presidente Gianluca Bordiga.
Secondo Bordiga, quanto emerso all’udienza lascia più interrogativi che certezze. Il legale di Acque Bresciane ha confermato che sul “piano Esenta” si sta lavorando, ma senza passaggi ufficiali depositati. E quando il relatore del collegio ha chiesto se la dichiarazione prefettizia di “superamento” del progetto Gavardo–Montichiari potesse essere interpretata come un abbandono definitivo, l’Avvocatura dello Stato ha fornito una risposta evasiva, evitando di sbilanciarsi.
Duro anche il confronto sul tema del coinvolgimento degli enti locali. Il legale dei Comuni ricorrenti ha denunciato l’assenza di un confronto vero con i territori, sollecitando il Tar a imporre che le amministrazioni vengano incluse nella fase progettuale. Tuttavia, la replica dei rappresentanti di Acque Bresciane è stata netta: la presenza di “osservatori” esterni nelle fasi preliminari non sarebbe possibile, e solo quando emergeranno passaggi concreti il gestore li renderà pubblici. Un atteggiamento che, secondo Bordiga, ha mostrato irritazione verso l’idea di trasparenza preventiva sui lavori.
Proprio la mancanza di atti ufficiali è al centro della critica della Federazione del Chiese, che sottolinea come l’unico progetto depositato e finanziato resti quello da 5,3 milioni per i due impianti. La Federazione, dopo un accesso agli atti al Comune di Lonato, afferma che non esiste alcun documento che faccia riferimento a un depuratore unico a Esenta. «Siamo di fronte a una gestione che rischia di compromettere risorse pubbliche e fiducia dei cittadini», osserva Bordiga, paventando la possibilità che si stia tentando di orientare la depurazione verso il fiume Chiese senza una motivazione tecnica trasparente.
In attesa delle decisioni del Tar, la vicenda appare avvolta nel caos, con istituzioni divise, comunità in allerta e un territorio che chiede risposte. Sarà la sospensiva – o la sua mancata concessione – a determinare i prossimi passaggi di una partita che non riguarda solo questioni amministrative, ma anche la tutela ambientale e la gestione delle acque del Garda.