Maxi-frode fiscale da 93 milioni: 14 condanne, soldi nascosti in giardino

Giuliano Rossini e Silvia Fornari tra i protagonisti di un sistema di fatture false, riciclaggio e operazioni fittizie. Scoperti 15 milioni in contanti sepolti

Una delle più vaste operazioni contro l’evasione fiscale degli ultimi anni si è chiusa con 14 condanne definitive e un patrimonio illecito da 93 milioni di euro ricostruito dagli inquirenti. È il bilancio dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla procura di Brescia, che ha colpito un’estesa rete di imprese fittizie operanti nel commercio di metalli ferrosi. Tra i protagonisti principali, Giuliano Rossini e Silvia Fornari, coniugi di Gussago, già finiti in carcere e ora condannati in via definitiva.

Rossini, considerato il promotore della frode, è stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Ha scelto di rinunciare all’appello, chiudendo di fatto il proprio conto con la giustizia grazie ai periodi già scontati tra carcere e domiciliari. La moglie Silvia Fornari e altri familiari, tra cui il figlio Emanuele Rossini e la zia materna Marta Fornari, sono stati coinvolti nell’indagine anche per un ritrovamento clamoroso: oltre 15 milioni di euro in contanti nascosti e sepolti nel giardino di casa.

La frode fiscale, secondo gli inquirenti, si è sviluppata tra il 2019 e il 2022, e ruotava attorno a un sistema di fatture false per operazioni inesistenti, finalizzate a evasione fiscale, riciclaggio e autoriciclaggio, oltre all’associazione per delinquere. Le indagini sono partite da una segnalazione nel 2019 ai Carabinieri di Gardone Valtrompia, in seguito a 113 bonifici sospetti eseguiti da un’azienda intestata a un operaio della Val Trompia. Queste somme, pari a circa 34 milioni di euro, venivano trasferite a conti esteri intestati a soggetti cinesi, per poi rientrare in Italia in contanti, trasportati da “spalloni”.

Le attività investigative hanno permesso di scoprire una fitta rete di società cartiere utilizzate per giustificare compravendite fittizie e operazioni in nero, soprattutto nel settore dei metalli. Complessivamente, il sequestro preventivo ha riguardato beni per oltre 93 milioni di euro, tra disponibilità liquide, immobili, veicoli e quote societarie.

Le condanne definitive:

  • Giuliano Rossini: 3 anni e 4 mesi

  • Silvia Fornari: condannata

  • Simone Della Valle: 4 anni

  • Cristian Tomasini: 4 anni

  • Silvia Berardi: 3 anni e 6 mesi

  • Renato Montini: 3 anni e 6 mesi

  • Mario Bizioli, Marco Benzoni, Nicola Buggeia, Giordano Chiari, Barbara Guerini, Gerardo Lentini, Franca Muscio, Pierdomenico Peli, Filippo Vercellone, Ruggero Zanotti: pene comprese tra 2 anni e 3 anni e 4 mesi

Gli assolti:

Tra i 23 imputati, sono stati assolti Fabio Beltrami, Giuseppe Buggeia, Claudia Carrara, Michele Ghidini, Nicola Montini, Roberto Novelli, Andrea Redaelli, Gianfranco Sanca e Roberto Turotti.

Per i coniugi Rossini l’iter giudiziario non è ancora concluso: entrambi dovranno comparire in aula a marzo 2026 in un nuovo procedimento legato a un altro filone di indagini per fatturazione fittizia.

L’indagine ha coinvolto in totale 73 persone, un numero che testimonia l’ampiezza e la complessità del sistema fraudolento smantellato, con gravi danni all’erario e ricadute anche sull’equilibrio economico del settore. La magistratura ha confermato come l’azione coordinata tra le forze dell’ordine e la Guardia di Finanza sia stata determinante per interrompere un meccanismo illecito strutturato e ramificato.

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