La Polizia ha arrestato Nicolò Savoldelli, proprietario dei negozi “Honest Cannabis Store” di Sirmione e Desenzano del Garda, sottoponendolo ai domiciliari con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio. Nei due esercizi commerciali sono stati sequestrati 19 barattoli contenenti circa 2 chilogrammi di infiorescenze di canapa, materiale che secondo l’accusa rientrerebbe nella categoria della “marijuana”. L’operazione, come precisato dalla difesa, deriva dall’applicazione delle norme inserite nel recente decreto sicurezza, che ha irrigidito le regole sulla coltivazione e la commercializzazione della cosiddetta cannabis light.
La linea difensiva e i dubbi sull’analisi dei prodotti
Durante l’udienza per direttissima, l’avvocato Niccolò Vecchioni ha presentato documentazione e fatture che attestano la provenienza regolare delle infiorescenze, acquistate da fornitori certificati e prive di qualunque principio attivo con effetto drogante. La difesa ha evidenziato come nell’imputazione si faccia riferimento generico a “infiorescenze di marijuana”, senza che sia stato specificato se siano state effettuate analisi sul contenuto di THC. Secondo i legali, tali verifiche non sarebbero state eseguite, e l’arresto sarebbe scaturito dall’applicazione automatica del decreto sicurezza, che equipara la cannabis light ai prodotti ad alto contenuto di tetraidrocannabinolo.
La decisione del Tribunale e la libertà dell’imputato
Il giudice di Brescia ha scelto di non applicare alcuna misura cautelare, rigettando la richiesta del Pubblico Ministero che aveva sollecitato l’obbligo di firma. Savoldelli, 33 anni, è stato quindi rimesso in libertà in attesa della prima udienza del processo, fissata per marzo. I difensori hanno consegnato al Tribunale una serie di documenti che, a loro dire, dimostrano “la tracciabilità e la totale regolarità commerciale della merce”.
Una vicenda che apre un precedente
Gli avvocati Vecchioni e Alessandro Palazzo hanno sottolineato come il caso rappresenti un episodio potenzialmente rilevante: si tratterebbe del primo arresto riguardante un esercente operante nella piena legalità fiscale e civile e con prodotti accompagnati da fatture e certificazioni di laboratorio. Le analisi, spiegano i legali, attestavano un valore di THC “prossimo allo zero”, tipico delle coltivazioni industriali consentite dalla normativa precedente.
L’arresto è arrivato in un momento di forte incertezza normativa: solo pochi giorni fa un emendamento volto a reintrodurre la legalità della cannabis light, pur con una tassazione elevata, è stato presentato e poi ritirato da Fratelli d’Italia durante la discussione sulla legge di Bilancio.
L’impatto del decreto sicurezza sul settore
La nuova normativa ha di fatto stravolto l’assetto commerciale della cannabis light, introducendo un divieto generalizzato sulla vendita delle infiorescenze, indipendentemente dalla loro percentuale di THC. Tale impostazione ha generato preoccupazioni diffuse tra gli operatori, che lamentano l’assenza di criteri chiari e il rischio di interpretazioni difformi tra procure e tribunali. Il caso di Savoldelli potrebbe quindi rappresentare un precedente significativo per l’intero comparto, che attende chiarimenti legislativi per evitare ulteriori incertezze e contenziosi.