Dopo l’incendio scoppiato nel pomeriggio di ieri, 18 dicembre 2025, alla Torre Cimabue nel quartiere San Polo, torna alta l’attenzione sulle condizioni di sicurezza e vivibilità dell’edificio. L’episodio ha costretto gli abitanti dello stabile a evacuare rapidamente i propri alloggi e a scendere in strada, riaccendendo le proteste del Comitato inquilini della Torre Cimabue e dell’Associazione Diritti per Tutti, che denunciano problemi strutturali irrisolti da tempo.
Evacuazione e paura tra i residenti
Secondo quanto segnalato, un principio di incendio si sarebbe sviluppato al 15esimo piano, rendendo necessario l’abbandono immediato degli appartamenti da parte di tutti gli occupanti. L’episodio arriva a distanza ravvicinata da altri eventi critici e ha generato preoccupazione e disagio tra le circa 160 famiglie residenti, molte delle quali con bambini piccoli.
L’intervento di emergenza ha evitato conseguenze più gravi, ma ha riportato al centro del dibattito la gestione complessiva dello stabile e la prevenzione dei rischi, soprattutto in un contesto abitativo ad alta densità.
La denuncia del Comitato inquilini e di Diritti per Tutti
A farsi portavoce delle istanze dei residenti è stato Umberto Gobbi dell’Associazione Diritti per Tutti, che ha parlato di una situazione ormai non più sostenibile. “Non è ancora risolta l’inaccettabile mancanza di riscaldamento in alcuni appartamenti, dove vivono anche bambini piccoli”, ha sottolineato, evidenziando come l’emergenza abitativa si sommi ora a nuovi episodi di pericolo.
Secondo quanto riferito dagli inquilini, da tempo viene segnalata la necessità di interventi periodici di rimozione di rifiuti e masserizie abbandonati sulle scale e negli spazi comuni. Una situazione che, oltre a rappresentare un problema igienico, aumenta il rischio di incendi e ostacola le vie di fuga in caso di emergenza.
Sicurezza e dignità abitativa al centro delle richieste
Il Comitato inquilini ribadisce che comportamenti scorretti di singoli individui non possono ricadere sull’intera comunità residente. Le circa 160 famiglie che vivono nella Torre Cimabue chiedono condizioni igienico-sanitarie adeguate, impianti funzionanti e standard minimi di sicurezza, indipendentemente dal fatto che si tratti di edilizia residenziale pubblica.
“Gli inquilini della Torre Cimabue non sono cittadini di serie B”, è il messaggio che emerge con forza dalla protesta. La richiesta è chiara: avere il riscaldamento funzionante, ambienti salubri e vivere in sicurezza, soprattutto in un periodo invernale caratterizzato da basse temperature.
Appello a Comune e Aler
Alla luce dell’ultimo incendio, gli inquilini tornano a chiedere ascolto e interventi concreti da parte del Comune di Verona e di Aler, l’ente gestore degli alloggi popolari. L’obiettivo è arrivare a una risoluzione definitiva delle criticità segnalate, evitando che situazioni di rischio si ripetano.
Le associazioni chiedono una presa in carico strutturata dei problemi, che vada oltre la gestione dell’emergenza e affronti in modo sistematico la manutenzione, la sicurezza degli spazi comuni e il corretto funzionamento degli impianti.
La posizione di Aler
In una nota ufficiale, Aler, attraverso il presidente Amedeo Ghidini, ha fatto sapere che verrà sporta denuncia contro ignoti per l’episodio dell’incendio. L’obiettivo è risalire all’autore del gesto e, nel caso in cui si tratti di un inquilino, avviare le procedure previste per l’allontanamento dall’abitazione.
La presa di posizione dell’ente si inserisce in un contesto complesso, dove da un lato vi è l’esigenza di individuare eventuali responsabilità individuali, dall’altro la necessità di garantire sicurezza e dignità abitativa a tutti i residenti.
Un problema che resta aperto
L’incendio alla Torre Cimabue rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme su una situazione che, secondo gli inquilini, richiede interventi immediati e strutturali. In attesa degli sviluppi delle indagini e delle decisioni delle istituzioni coinvolte, resta forte la richiesta di azioni concrete per prevenire nuovi episodi e assicurare condizioni di vita adeguate a chi abita nello stabile.