È tornato davanti al giudice Matias Pascual, il 19enne italo argentino imputato per l’omicidio di Roberto Comelli, avvenuto la notte di Capodanno a Provaglio d’Iseo. Nel corso dell’udienza di questa mattina, celebrata con rito abbreviato, il giovane ha ripercorso quanto accaduto all’interno della sede del centro diurno anziani, teatro del delitto che costò la vita al 42enne, colpito da una coltellata al cuore.
Davanti al giudice, Pascual è stato ascoltato per circa un’ora e mezza, fornendo una versione già in parte anticipata nei mesi scorsi ma arricchita di ulteriori dettagli. «Ha spinto il mio amico, poi è venuto verso di me. L’ho colpito forte. Avevo il coltello perché ero in zona cucina e quando mi hanno detto che era tornato l’ho preso. Ma non per fargli male», ha dichiarato in aula il giovane imputato.
Il processo proseguirà il 18 marzo, data in cui è prevista la discussione finale e non si esclude che possa arrivare già la sentenza.
La dinamica ricostruita dall’imputato
Secondo quanto riferito da Pascual, la sera del delitto era in corso una festa all’interno della sede del centro diurno anziani di Provaglio d’Iseo. Roberto Comelli avrebbe tentato di accedere all’evento, ma sarebbe stato allontanato una prima volta. Cinque ore più tardi, però, l’uomo si sarebbe ripresentato nuovamente, dando origine a una situazione di forte tensione.
Il 19enne ha ribadito anche in aula quanto già dichiarato subito dopo l’arresto: il comportamento di Comelli sarebbe apparso minaccioso e intimidatorio. «Mi stava facendo paura, l’ho colpito, ma non volevo ucciderlo», aveva spiegato nelle ore immediatamente successive ai fatti. Una versione che la difesa continua a sostenere, puntando sull’assenza di premeditazione e sull’azione compiuta in un contesto di forte stress emotivo.
Il coltello, secondo Pascual, si trovava a portata di mano perché lui si trovava nella zona cucina. Quando gli sarebbe stato riferito che Comelli era tornato, lo avrebbe preso non con l’intenzione di uccidere, ma per difendersi da quella che percepiva come una minaccia imminente.
Il decesso dopo la fuga
Dopo essere stato colpito, Roberto Comelli avrebbe percorso circa un centinaio di metri prima di accasciarsi a terra. Nonostante i soccorsi, per il 42enne non ci fu nulla da fare: la ferita al cuore si rivelò fatale. L’episodio sconvolse profondamente la comunità di Provaglio d’Iseo, trattandosi di un delitto avvenuto in un contesto di festa e socialità.
Le indagini avevano rapidamente portato all’arresto di Pascual, che non aveva tentato la fuga e aveva collaborato fin da subito con gli inquirenti. Nel corso della fase istruttoria sono stati ascoltati diversi testimoni presenti quella sera, con versioni talvolta divergenti sul clima che precedette l’aggressione.
La lettera al figlio della vittima
Nei mesi successivi all’arresto, Pascual aveva anche scritto una lettera di scuse al figlio della vittima, un gesto che è stato acquisito agli atti del procedimento. Un elemento che la difesa considera significativo nel delineare il profilo umano dell’imputato, mentre l’accusa mantiene ferma la gravità dell’azione e le sue conseguenze irreversibili.
Il giudice dovrà ora valutare se le dichiarazioni rese siano compatibili con una riduzione della responsabilità o se configurino pienamente il reato contestato. Il rito abbreviato, come noto, prevede uno sconto di pena in caso di condanna, ma non incide sull’accertamento dei fatti.
Attesa per la decisione finale
L’udienza del 18 marzo rappresenterà un passaggio decisivo. In quella sede, accusa e difesa presenteranno le rispettive conclusioni e potrebbe arrivare la sentenza definitiva sul caso che ha segnato in modo drammatico l’ultimo Capodanno nel Bresciano.
La vicenda continua a suscitare forte attenzione, non solo per la giovane età dell’imputato, ma anche per il contesto in cui il delitto è maturato. Un episodio che riapre il dibattito su gestione dei conflitti, sicurezza durante eventi pubblici e uso delle armi bianche, anche in situazioni percepite come difensive.