Un’indagine definita scioccante per la gravità dei fatti contestati ha portato alla luce un presunto racket internazionale di pedopornografia online, basato sulla trasmissione in diretta di abusi sessuali su bambini, anche di pochissimi anni. Tra i sei indagati figura anche Iyas Ashkar, ex consigliere comunale di Brescia ed esponente noto della vita cittadina, dimessosi dall’incarico lo scorso 30 gennaio per quelle che erano state ufficialmente definite “ragioni personali”.
L’inchiesta è coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano e ha consentito di smantellare un circuito dedito al cosiddetto “live distant child abuse”, una forma di sfruttamento sessuale che prevede la commissione di abusi su minori trasmessi in tempo reale via web, dietro pagamento di somme irrisorie, spesso poche decine di dollari. Secondo quanto emerso, alcune delle vittime avrebbero avuto appena due anni di età.
Le dimissioni e l’avanzare dell’inchiesta
Le dimissioni di Ashkar, annunciate durante l’ultima seduta del consiglio comunale di Brescia di fine gennaio e comunicate ufficialmente dalla segretaria generale Carmelina Barilla, assumono ora un significato diverso alla luce dell’indagine. La loro tempistica coincide infatti con una fase avanzata delle investigazioni, che stavano già stringendo il cerchio attorno ai soggetti coinvolti nel presunto circuito criminale.
La posizione dell’ex consigliere è attualmente al vaglio degli inquirenti, che stanno approfondendo il suo ruolo all’interno della rete. Al momento si tratta di un’indagine in corso e, come previsto dalla legge, vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Un’operazione internazionale
L’operazione è stata condotta dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (Cncpo) della Polizia Postale, con il supporto determinante di Homeland Security Investigations e di Europol, a dimostrazione della dimensione transnazionale del fenomeno. Le indagini hanno portato a due arresti, eseguiti nelle province di Trento e Reggio Calabria, e a quattro denunce, tra cui quella che coinvolge Ashkar.
Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe fatto parte di una rete in grado di mettere in contatto clienti occidentali con soggetti operativi nei Paesi più poveri, dove i minori venivano abusati davanti a una webcam, su richiesta e dietro compenso. Una pratica che, secondo la Procura, rappresenta una delle forme più estreme e crudeli di sfruttamento online.
“Minori venduti in diretta per pochi dollari”
La Procura di Milano ha parlato apertamente di “minori venduti in diretta”, sottolineando come il sistema fosse alimentato da micropagamenti e da piattaforme digitali difficilmente tracciabili. Il meccanismo consentiva agli utenti di richiedere specifici abusi, trasformando la violenza in un servizio on demand.
Gli investigatori hanno definito il quadro emerso come di eccezionale gravità, non solo per l’età delle vittime, ma anche per la freddezza e la sistematicità con cui gli abusi venivano organizzati e trasmessi. L’uso di criptovalute, piattaforme criptate e identità digitali fittizie avrebbe reso più complessa l’individuazione dei responsabili.
L’impatto sull’opinione pubblica
Il coinvolgimento di una figura pubblica come un ex consigliere comunale ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica bresciana. Ashkar era conosciuto anche come ristoratore e volto noto della politica locale, elemento che ha contribuito ad aumentare lo sconcerto intorno alla vicenda.
L’inchiesta riaccende l’attenzione sul tema della pedopornografia online, fenomeno in costante evoluzione che sfrutta le nuove tecnologie per aggirare i controlli e ampliare il bacino di utenti. Le autorità ribadiscono come la cooperazione internazionale e il potenziamento degli strumenti investigativi digitali siano fondamentali per contrastare efficacemente questi reati.
Un’indagine ancora aperta
La Procura di Milano prosegue gli accertamenti per chiarire responsabilità, ruoli e flussi di denaro all’interno del presunto racket. Ulteriori sviluppi non sono esclusi, mentre gli investigatori continuano ad analizzare i dispositivi sequestrati e le connessioni internazionali della rete.