Ancora una volta il Giorno del Ricordo è stato celebrato guardando non solo al passato, ma soprattutto al futuro delle giovani generazioni, chiamate a custodire e comprendere una delle pagine più complesse e dolorose della storia del Novecento. La commemorazione dedicata alle vittime delle foibe, all’esodo giuliano-dalmata e alle vicende del confine orientale si è svolta, come da tradizione, a San Bartolomeo, nel luogo simbolo che più di ogni altro rappresenta il legame tra Brescia e quelle terre.
Sebbene il Giorno del Ricordo ricorra ufficialmente il 10 febbraio, la cerimonia si tiene abitualmente la domenica precedente, davanti al cippo commemorativo eretto nel quartiere che accolse numerose famiglie provenienti dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. Non a caso, ancora oggi una parte di San Bartolomeo è conosciuta informalmente come il quartiere “degli Istriani”, a testimonianza di un’eredità umana e culturale che continua a vivere nel tessuto cittadino.
La presenza delle istituzioni e delle associazioni
Alla cerimonia hanno preso parte numerose autorità civili e istituzionali, a conferma dell’importanza che il Giorno del Ricordo riveste nel calendario della memoria collettiva. Presenti il Comune di Brescia, rappresentato dalla sindaca Laura Castelletti, insieme a Provincia, Prefettura, Questura e al Consiglio di quartiere di San Bartolomeo. Accanto alle istituzioni, hanno partecipato anche diverse realtà associative, tra cui Anpi, Fiamme Verdi e la Casa della Memoria, con la presenza di Manlio Milani.
La commemorazione è stata aperta dall’intervento di Laura Busecchian, rappresentante della sezione locale dell’Anvgd – Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che ha voluto dare al ricordo una chiave di lettura attuale e proiettata nel presente. Il richiamo all’attualità è stato uno dei fili conduttori dell’iniziativa, con l’obiettivo di evitare che la memoria resti confinata al passato.
Un ricordo che parla al presente
Nel suo intervento, Busecchian ha sottolineato come le dinamiche che portarono alla tragedia delle foibe e all’esodo forzato non siano un fenomeno definitivamente superato. «Oggi rivediamo gli stessi errori, con persone costrette a lasciare le proprie terre», ha ricordato, evidenziando come cultura e memoria siano strumenti indispensabili per costruire un futuro di pace e umanità. Un messaggio forte, che lega il ricordo storico alle grandi questioni contemporanee, dalle migrazioni ai conflitti ancora aperti.
Brescia e l’accoglienza degli esuli
Diversi interventi hanno richiamato anche il ruolo centrale di Brescia nell’accoglienza delle famiglie provenienti dal confine orientale. Dopo l’esodo, molte persone trovarono rifugio inizialmente presso la caserma Goito, luogo che divenne un punto di incontro e di convivenza per intere comunità costrette a ricominciare da zero. Da lì, le famiglie si sono progressivamente distribuite sul territorio bresciano, con una presenza particolarmente significativa proprio a San Bartolomeo.
Questo aspetto è stato ricordato come un esempio concreto di solidarietà e integrazione, capace di trasformare una tragedia collettiva in un percorso di ricostruzione sociale. Le storie personali degli esuli si sono intrecciate con quelle della città, contribuendo a plasmarne l’identità e la memoria.
Il significato della cerimonia
Come da tradizione, la commemorazione si è conclusa con la benedizione del monumento e la deposizione di una corona di alloro ai piedi del cippo. Sotto la scritta incisa, che recita: «A perenne ricordo di tutti i caduti e i martiri delle foibe, gli esuli della Venezia Giulia dell’Istria, di Fiume e Dalmazia», si è rinnovato un momento di raccoglimento condiviso.
Un gesto simbolico, ma carico di significato, che ribadisce come la memoria non sia solo un dovere verso il passato, ma anche una responsabilità verso il futuro. In questo senso, il Giorno del Ricordo continua a rappresentare un’occasione di riflessione collettiva, soprattutto per le nuove generazioni, chiamate a trasformare il ricordo in consapevolezza.