Brescia capitale del dolce multietnico: boom di imprese guidate da stranieri

Il settore dolciario italiano chiude il 2025 con quasi 9.750 aziende attive e un fatturato da 8 miliardi. Brescia spicca a livello nazionale per l’alta presenza di imprenditori stranieri.

A Brescia il dolce non è solo una tradizione gastronomica, ma un vero motore economico. I dati più recenti del Registro Imprese, aggiornati a fine 2025, fotografano un settore in fermento e mettono in evidenza un primato significativo: il 16% delle imprese dolciarie bresciane è guidato da imprenditori stranieri, una quota che supera di oltre il doppio la media nazionale ferma al 6%.

Un dato che colloca Brescia al primo posto in Italia per incidenza di attività dolciarie condotte da cittadini non italiani, seguita da Milano con il 13%. Un segnale chiaro di come il comparto stia diventando sempre più multietnico e dinamico, capace di integrare competenze, culture e modelli imprenditoriali differenti.

Il quadro nazionale del settore dolciario

Nel complesso, l’Italia chiude il 2025 con 9.748 imprese dolciarie attive, tra produzione e commercio, per un giro d’affari stimato intorno agli 8 miliardi di euro. Il settore mostra una lieve crescita rispetto al 2024, quando le aziende erano 9.640, con un saldo positivo di 108 imprese in più in un solo anno.

Il confronto storico evidenzia però un andamento altalenante: il numero di imprese è inferiore alle 9.943 registrate a fine 2020, ma risulta in aumento rispetto alle 9.566 del 2015, segno di una tenuta strutturale del comparto nel medio-lungo periodo.

Dal punto di vista della tipologia di attività, il report segnala che:

  • 5.869 imprese operano nella produzione di prodotti alimentari dolciari

  • 1.645 aziende sono attive nel commercio all’ingrosso

  • 2.234 imprese operano nel commercio al dettaglio

Le città leader del dolce in Italia

Per numero assoluto di attività, Napoli si conferma capitale italiana del settore dolciario, con 943 imprese, seguita da:

  • Roma (571)

  • Milano (410)

  • Bari (330)

  • Torino (314)

  • Salerno (288)

In questo contesto, Brescia non primeggia per quantità, ma si distingue per la composizione imprenditoriale, sempre più aperta e internazionale.

Giovani e donne: le differenze territoriali

L’analisi del Registro Imprese mette in luce anche forti differenze territoriali sotto il profilo anagrafico e di genere. Il Trentino-Alto Adige emerge come l’area più giovanile, con il 18% delle imprese guidate da under 35, percentuale che si ritrova anche nella sola provincia di Trento, a fronte di una media nazionale dell’11%.

Sul fronte della leadership femminile, il primato spetta invece al Friuli-Venezia Giulia, dove il 52% delle imprese dolciarie è condotto da donne, con un dato quasi identico a Udine (51%). A livello nazionale, la quota di imprese femminili si attesta al 36%, evidenziando come alcune aree del Paese siano particolarmente avanzate sul piano dell’imprenditoria rosa.

Occupazione: 53mila addetti nel settore

Dal punto di vista occupazionale, le imprese dolciarie italiane impiegano complessivamente circa 53mila addetti, concentrati in prevalenza nel comparto industriale. Anche in questo caso emergono alcune città leader per numero di occupati:

  • Milano con 3.826 addetti

  • Napoli con 3.228

  • Verona con 2.723

  • Roma con 2.411

  • Bari con 2.081

  • Torino con 2.055

  • Cuneo con 2.037

Questi numeri confermano il peso economico e occupazionale del settore dolciario, che continua a rappresentare una componente significativa dell’agroalimentare italiano.

Brescia, laboratorio di integrazione economica

Il caso di Brescia assume un valore particolare perché racconta un modello di integrazione economica riuscita, dove l’imprenditoria straniera non è marginale, ma strutturalmente inserita nel tessuto produttivo locale. Pasticcerie, laboratori artigianali e attività commerciali contribuiscono così alla vitalità del settore, arricchendolo di nuove competenze e di un’offerta sempre più diversificata.

In un contesto nazionale che guarda con attenzione al ricambio generazionale e alla capacità di attrarre nuove energie imprenditoriali, il dolce a Brescia diventa simbolo di un’economia che evolve, senza perdere il legame con la tradizione.

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