La questione del precariato nella scuola entra in una nuova fase dopo la sentenza della Corte di Cassazione del 23 novembre 2025, che ha posto un argine all’uso reiterato dei contratti a tempo determinato. I primi effetti concreti iniziano ora a emergere anche in Lombardia, dove il Tribunale di Brescia ha riconosciuto un risarcimento pari a 18 mensilità a una docente di religione cattolica per l’abuso di contratti a termine da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
La decisione rappresenta la prima applicazione positiva sul territorio lombardo dell’indirizzo tracciato dalla Suprema Corte. L’insegnante coinvolta aveva prestato servizio in condizioni di precariato continuativo dal 2006 al 2024. Nonostante l’assunzione in ruolo avvenuta successivamente al superamento di un concorso, il giudice del lavoro ha stabilito che la stabilizzazione non cancella automaticamente la precedente reiterazione illegittima dei contratti, riconoscendo così il diritto al risarcimento.
Nelle motivazioni della sentenza si sottolinea come «il tempo trascorso e l’elevato numero di contratti a tempo determinato siano da ritenersi abusivi», in quanto eccedenti il limite triennale indicato dalla giurisprudenza come durata massima ragionevole dell’impiego a termine in assenza di procedure concorsuali. Un passaggio che rafforza la posizione di molti docenti che, per anni, hanno alternato incarichi e interruzioni senza una prospettiva di stabilità.
La vertenza è stata seguita dall’avvocato Gianluca Trombadore, dell’Ufficio vertenze Cisl, su mandato della Cisl Scuola. Proprio il sindacato evidenzia come questa pronuncia possa costituire un precedente rilevante. «Non si può essere precari a vita in violazione della normativa», afferma Luisa Treccani, segretaria generale della Cisl Scuola Lombardia, ribadendo la disponibilità dell’organizzazione a sostenere altri lavoratori intenzionati ad avviare azioni legali analoghe.
Secondo la Cisl, la strada da percorrere resta quella della stabilizzazione attraverso le Gps, le Graduatorie provinciali di supplenza. Una soluzione che, secondo il sindacato, consentirebbe di affrontare in modo strutturale un problema che ogni anno si ripresenta con numeri significativi, soprattutto in Lombardia, dove i posti vacanti non coperti da personale di ruolo restano elevati.
Per l’anno scolastico in corso si stimano 27.738 cattedre scoperte a livello regionale. Solo nella provincia di Brescia dalle Gps sono stati assegnati 3.062 incarichi: 196 nella scuola dell’infanzia, 1.016 nella primaria, 825 nella secondaria di primo grado e 1.025 nella secondaria di secondo grado. Dati che, secondo gli addetti ai lavori, potrebbero aprire la strada a un numero crescente di ricorsi e a un contenzioso destinato ad ampliarsi se non verranno individuate soluzioni stabili per il reclutamento del personale scolastico.