Zaia lancia la sfida: Olimpiadi estive tra Venezia e il Garda

L’ex governatore propone una candidatura per il 2036 o 2040 coinvolgendo Verona, Padova e il Lago di Garda, con Venezia simbolo di sostenibilità

Sull’onda del successo organizzativo di Milano Cortina 2026, prende forma una nuova ipotesi olimpica per il Veneto e il Nord Italia. Luca Zaia rilancia l’idea di una candidatura per le Olimpiadi estive del 2036 o del 2040, immaginando un progetto diffuso che coinvolga Venezia, Verona, il Lago di Garda e altre città venete.

La proposta, anticipata in un’intervista all’agenzia Reuters, si inserisce nel solco dell’esperienza maturata con i Giochi invernali, primo esempio italiano di manifestazione olimpica distribuita su più territori per un’estensione superiore ai 22 mila chilometri quadrati. Un modello che ha posto al centro il tema dei trasporti e della logistica, ma che – secondo quanto evidenziato – avrebbe contenuto i disagi per atleti e spettatori.

«Il caso Milano Cortina ha mostrato al mondo il potenziale delle regioni e dell’Italia. Questa esperienza non può andare sprecata», ha dichiarato Zaia, sottolineando la volontà di avviare un confronto istituzionale già in occasione della cerimonia di chiusura a Verona, dove potrebbe parlarne con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Venezia simbolo, non sede operativa

Nel progetto delineato, ancora in fase embrionale e non formalmente discusso con il CIO, Venezia assumerebbe un ruolo simbolico e strategico, senza ospitare competizioni o il villaggio olimpico. L’obiettivo dichiarato è evitare qualsiasi forma di sovraffollamento nella città lagunare, già sottoposta a forti pressioni turistiche.

L’idea è trasformare Venezia in un laboratorio internazionale sui temi del cambiamento climatico, con particolare attenzione alla gestione dell’acqua e alla tutela ambientale. In questo scenario, la città patrimonio Unesco diventerebbe una vetrina globale per promuovere sostenibilità e protezione del territorio, rafforzando l’identità della candidatura.

Dal Garda a Verona, un’Olimpiade diffusa

Le competizioni sportive, secondo l’ipotesi, potrebbero essere distribuite tra il Lago di Garda – a cavallo tra Veneto e Lombardia – e impianti già esistenti in città come Verona e Padova. Il modello sarebbe quello di una manifestazione policentrica, capace di valorizzare infrastrutture e competenze già presenti, evitando la concentrazione esclusiva in un’unica metropoli.

Zaia ha sottolineato come limitare la candidatura a una sola città potrebbe risultare riduttivo per un Paese che ha dimostrato di saper organizzare eventi su scala territoriale ampia. Una posizione che si differenzia da quella espressa dal presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, il quale ha recentemente indicato Roma come possibile sede ideale per una futura Olimpiade estiva.

Le tempistiche e la concorrenza internazionale

Le prossime edizioni dei Giochi estivi si svolgeranno a Los Angeles nel 2028 e a Brisbane nel 2032. Per il 2036 hanno già manifestato interesse città come Berlino, Budapest e Doha. In questo contesto competitivo, l’Italia potrebbe candidarsi già per il 2036, a 80 anni dai Giochi invernali di Cortina del 1956, oppure guardare al 2040, anniversario degli 80 anni dalle Olimpiadi di Roma 1960.

Un ulteriore elemento a favore della proposta è rappresentato dall’eredità infrastrutturale di Milano Cortina 2026. Molti degli impianti realizzati o riqualificati per i Giochi invernali saranno infatti utilizzati anche per le Olimpiadi Giovanili Invernali del 2028, consolidando un patrimonio sportivo già operativo.

L’idea resta per ora allo stadio di proposta politica, ma riapre il dibattito sul ruolo del Veneto e del Nord Italia nello scenario olimpico internazionale, puntando su un equilibrio tra sviluppo, sostenibilità e valorizzazione del territorio.

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