L’invasione del pesce siluro nel lago di Garda continua a preoccupare pescatori e istituzioni locali. Per contrastare la diffusione di questa specie invasiva, i professionisti del settore stanno sperimentando nuove tecniche di pesca e attrezzature specifiche, con l’obiettivo di ridurne la presenza e limitare gli effetti sull’ecosistema del lago.
Tra le soluzioni attualmente in fase di prova emerge il “cogolo”, una particolare rete da pesca che si ispira agli strumenti tradizionalmente utilizzati per la cattura delle anguille. Questo attrezzo è stato adattato per intercettare il siluro, un pesce di grandi dimensioni che negli ultimi anni ha aumentato significativamente la propria presenza nelle acque gardesane.
A testare per primo questa soluzione è stato Michele Meritano, pescatore professionista di Peschiera del Garda, che da alcuni mesi ha avviato sperimentazioni con risultati incoraggianti. L’attrezzatura è stata modificata rispetto alla versione tradizionale, aggiungendo circa 50 metri di rete supplementare, in modo da rendere più efficace la cattura mirata del siluro.
I primi riscontri ottenuti sul campo hanno mostrato che questo sistema può rappresentare uno strumento utile per intercettare la specie, che negli ultimi anni ha mostrato una crescente capacità di adattamento e diffusione nelle acque del lago.
Accanto al cogolo, i pescatori stanno valutando anche l’utilizzo di reti tradizionali modificate, come l’antana, uno strumento già impiegato nella pesca gardesana ma adattato alle nuove esigenze di contenimento della specie invasiva. In questo caso, l’idea è quella di realizzare maglie molto più larghe, comprese tra 100 e 120 millimetri, così da selezionare esclusivamente esemplari di grandi dimensioni come il siluro.
A lavorare su un prototipo di questo tipo è Simone Bocchio, pescatore professionista di Manerba del Garda, sulla sponda bresciana del lago. Bocchio sta studiando nuove soluzioni tecniche e ha avviato contatti con altri professionisti del settore per migliorare il sistema di cattura.
Secondo quanto spiegato dallo stesso pescatore, alcuni colleghi del lago Maggiore utilizzano già reti volanti alte circa una dozzina di metri per la pesca del siluro. L’obiettivo ora è capire se una soluzione simile possa essere adottata anche nel Garda, adattandola alle normative locali e alle caratteristiche del bacino.
Per procedere con questa sperimentazione sarà però necessario un confronto con la Regione Lombardia, che dovrà valutare la possibilità di autorizzare l’utilizzo di reti più alte rispetto a quelle normalmente consentite dal regolamento della pesca. L’idea sarebbe quella di utilizzare antane volanti con maglie molto grandi, capaci di catturare il siluro senza interferire con altre specie ittiche presenti nel lago.
Sul tema è intervenuto anche Filippo Gavazzoni, vicepresidente della Comunità del Garda, che da tempo segue le iniziative legate alla tutela dell’ecosistema lacustre. Secondo Gavazzoni, il ruolo dei pescatori potrebbe diventare centrale nelle strategie di contenimento delle specie invasive.
L’ipotesi allo studio prevede infatti una revisione del regolamento della pesca, con l’obiettivo di riconoscere ai pescatori una funzione più attiva nella gestione ambientale del lago. Tra le proposte c’è anche quella di fornire loro reti specifiche e organizzare una o due giornate settimanali dedicate esclusivamente alla pesca del siluro, così da intervenire in modo sistematico sul fenomeno.
La questione delle specie aliene nel Garda è tornata al centro del dibattito anche dopo l’approvazione in Lombardia della legge sulla sanificazione di carene e motori delle imbarcazioni, una misura pensata per limitare la diffusione di organismi invasivi tra diversi bacini idrici.
Secondo Gavazzoni, questo provvedimento rappresenta un primo passo importante nella tutela dell’equilibrio ecologico del lago, ma occorre proseguire su questa strada con ulteriori strumenti di gestione e controllo.
Il pesce siluro viene spesso indicato come una delle principali minacce per la fauna ittica locale, ma gli esperti invitano a considerare il fenomeno in un contesto più ampio. Il calo delle popolazioni ittiche nel Garda è iniziato ben prima della diffusione del siluro, segno che il problema ha cause multiple legate a fattori ambientali e alle trasformazioni dell’ecosistema.
Negli ultimi tre o quattro anni, tuttavia, questa specie ha mostrato una crescita molto rapida della propria presenza, manifestando pienamente il suo carattere invasivo dopo un lungo periodo in cui era rimasta relativamente marginale.
Un’evoluzione che, secondo diversi osservatori, ricorda quanto accaduto negli ultimi anni nella laguna veneta con il granchio blu, altra specie aliena che ha avuto un forte impatto sugli ecosistemi locali.
Per questo motivo, pescatori e istituzioni stanno cercando soluzioni condivise per limitare la diffusione del siluro e preservare l’equilibrio del lago di Garda, puntando su innovazione, collaborazione e nuove strategie di gestione della pesca.