Il lavoro femminile a Brescia continua a fare i conti con squilibri significativi sia sul fronte occupazionale che su quello salariale. Secondo uno studio commissionato dalle Consigliere di parità regionali al gruppo di ricerca RES dell’Università degli Studi di Brescia, basato sui dati 2022-2023 di 8.882 imprese lombarde con oltre 50 dipendenti, la provincia si colloca tra le più penalizzate in Lombardia insieme a Lecco.
Il quadro appare critico: solo il 40,96% delle donne è occupato, a fronte di una media regionale del 44,2%. Sul fronte salariale, il gender pay gap si attesta al 20,4%, con una retribuzione media di circa 53mila euro lordi annui contro i 65mila degli uomini, ovvero oltre 12mila euro di differenza. Si tratta di uno degli scarti più alti a livello regionale.
Lo studio rileva inoltre che il divario economico è presente in tutte le componenti della busta paga: 15,9% sulla retribuzione base e addirittura 38% sulle voci accessorie. Le differenze risultano più marcate tra operai e impiegati, mentre si riducono – pur restando rilevanti – tra dirigenti e quadri. Tra i settori territoriali lombardi più critici per le disparità accessorie spiccano Sondrio (55,9%), Bergamo (48,3%) e Brescia (46,6%).
La collocazione geografica dell’impresa gioca un ruolo non secondario: avere sede a Milano o Monza-Brianza riduce il divario, mentre province come Sondrio, Lecco e Brescia tendono ad amplificarlo, soprattutto sul monte retributivo lordo.
Sul fronte delle posizioni apicali, i dati evidenziano una segregazione verticale: meno di un terzo dei ruoli dirigenziali è ricoperto da donne, nonostante un lieve incremento nel biennio (+0,7 punti percentuali). Maggiore la presenza tra i quadri, con un aumento del 3,7%, mentre tra gli impiegati le donne superano ancora la metà del totale.
In sintesi, la fotografia del mercato del lavoro bresciano mostra una realtà in cui sei donne su dieci restano escluse dall’occupazione e chi lavora si trova spesso penalizzata da un doppio squilibrio: minore accesso ai ruoli dirigenziali e retribuzioni più basse rispetto ai colleghi uomini. Lo studio conferma così la persistenza di ostacoli strutturali che rallentano il percorso verso una piena parità di genere nel mondo del lavoro.