Sessant’anni dopo, quel “Mai più la guerra” di Paolo VI parla ancora al mondo

Nella basilica di San Salvatore la lettura dello storico discorso all’Onu: pace, fraternità e civiltà dell’amore al centro di un messaggio ancora attuale

Basilica di San Salvatore a Brescia

A sessant’anni esatti da quel 4 ottobre 1965, il grido di Paolo VI “Mai più la guerra” è risuonato ancora una volta, questa volta nel cuore della basilica di San Salvatore a Brescia. L’occasione è stata un evento commemorativo dedicato allo storico discorso che papa Montini pronunciò alle Nazioni Unite, in occasione del ventennale della fondazione dell’Onu, e nel giorno dedicato a san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia e simbolo universale di pace.

Quel discorso fu un momento spartiacque nella storia del papato: per la prima volta un pontefice parlava all’assemblea generale dell’Onu, rivolgendosi ai rappresentanti del mondo non come sovrano, ma come “fratello” e “esperto in umanità”. Un messaggio che oggi, con le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, appare ancora straordinariamente attuale e purtroppo inascoltato.

Un messaggio universale, rilanciato da una basilica millenaria

La lettura integrale del discorso – pronunciato in francese, lingua della diplomazia – è stata affidata all’attore Emmanuel Casaburi, accompagnato musicalmente da suor Donatella Bardi. L’atmosfera della basilica di San Salvatore, cuore spirituale e simbolico del Museo di Santa Giulia, ha reso l’appuntamento particolarmente suggestivo.

Francesca Bazoli, presidente della Fondazione Brescia Musei, ha sottolineato: “È rarissimo che qui si svolgano eventi aperti al pubblico, ma le parole di Paolo VI meritavano un luogo all’altezza. Questa basilica racconta 2.500 anni di storia e oggi accoglie un messaggio che appartiene all’umanità intera”.

Don Maffeis: “Scelse di parlare come portatore di pace”

A spiegare il senso profondo di quel gesto fu don Angelo Maffeis, presidente dell’Istituto Paolo VI: Montini avrebbe potuto parlare da capo di Stato, e invece scelse di parlare da fratello, da messaggero di pace”.

Nel discorso alle Nazioni Unite, Paolo VI si presenta come uomo libero, indipendente dalle logiche del potere terreno, e offre il sostegno morale e spirituale della Chiesa cattolica a favore del dialogo, della cooperazione e della pace mondiale: “Voi avete davanti un uomo come voi; egli è vostro fratello, e fra voi […] uno dei più piccoli, rivestito di una minuscola sovranità temporale, quanto basta per essere libero nella sua missione spirituale”.

“Esperto in umanità”: la visione montiniana che parla all’oggi

Uno dei passaggi chiave, che ancora oggi riecheggia nel magistero papale, è l’autodefinizione di Paolo VI come “esperto in umanità”. Un termine che oggi assume un significato ancora più potente, come ha ricordato il professor Luciano Eusebi, giurista e responsabile del Centro studi “Paolo VI – Mai più la guerra” dell’Università Cattolica: “Quella visione di fraternità e convivenza era presente anche nel pensiero di papa Francesco, che richiama spesso alla fratellanza universale come fondamento della pace”.

La guerra è tornata vicina, ma la pace si costruisce ogni giorno

Livia Cadei, docente della Cattolica, ha portato l’attenzione sul nostro tempo, segnato da conflitti armati alle porte dell’Europa e in Medio Oriente: “Abbiamo vissuto un lungo periodo di pace senza imparare davvero cosa significhi. Oggi ci accorgiamo che la pace non è mai scontata: come ricorda papa Francesco, essa richiede un artigianato quotidiano”.

Le sue parole rilanciano l’appello di Paolo VI, che nel 1965 invitava a non cedere alla logica della forza, ma a credere nel dialogo, nel diritto e nella cooperazione internazionale come unica strada possibile per la sopravvivenza del mondo civile.

Redazione

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