Brescia, moria di negozi: in tre anni persi oltre 21 mila metri quadri di commercio

Chiudono 538 attività tra il 2022 e il 2025. Confcommercio lancia l’allarme: “Spariscono posti di lavoro e presìdi di socialità. Serve un freno alla grande distribuzione”.

Le serrande abbassate nel centro di Brescia e nei paesi della provincia non sono più un’eccezione, ma un segno dei tempi. Negli ultimi tre anni, dal 2022 al 2025, il Bresciano ha perso 21.528 metri quadri di superficie commerciale, secondo i dati dell’Ufficio Studi di Confcommercio elaborati sulle statistiche dell’Osservatorio del Commercio di Regione Lombardia.

Il quadro che emerge è chiaro: 538 negozi di vicinato hanno chiuso i battenti, pari al 3,9% del totale, passando da 13.870 a 13.332 attività. “Il commercio è un settore in grande sofferenza — sottolinea Carlo Massoletti, presidente di Confcommercio Brescia — e le micro e piccole imprese di prossimità sono quelle che faticano di più a restare sul mercato. Non si tratta solo di una perdita economica o occupazionale, ma della scomparsa di un presidio sociale e di sicurezza nei nostri quartieri”.

Secondo l’associazione di categoria, la chiusura di mezzo migliaio di negozi in tre anni ha significato anche la perdita di oltre 1.250 posti di lavoro.

La crescita della grande distribuzione

Mentre il commercio di prossimità arretra, le grandi superfici di vendita continuano ad aumentare la loro presenza. Pur passando da 1.285 a 1.271 in numero, hanno guadagnato oltre 10.000 metri quadri di superficie. “Questi dati — spiega Massoletti — confermano la necessità di un sostegno concreto alle imprese più piccole, ad esempio attraverso i Distretti del commercio, che vanno potenziati con nuovi fondi pubblici”.

I riflessi in città

La crisi del commercio di vicinato colpisce anche il centro storico di Brescia, dove, a fine 2024, si contavano 1.449 attività: 630 commerciali, 244 artigianali, 305 di somministrazione e 244 di terziario. Gli spazi sfitti sono calati dell’8,35% rispetto al 2020 e dell’1,38% rispetto all’anno precedente, ma spesso si tratta di una “sostituzione”, non di una reale ripresa.

“È un fenomeno evidente — osserva Andrea Poli, assessore al Commercio —: il negozio di vicinato è in crisi, mentre aumentano bar e ristoranti. Nel cuore della città la ristorazione funziona, anche grazie all’arrivo di nuovi turisti, ma abbigliamento e alimentari soffrono ancora”.

Le cause e le responsabilità

Tra i fattori che hanno aggravato la crisi, Confcommercio e Comune indicano i mutati stili di vita, l’e-commerce, e soprattutto l’espansione della grande distribuzione, ancora oggi autorizzata dalla Regione. “È giunta l’ora di smettere di concedere continuamente nuove licenze — avverte Poli — se davvero vogliamo salvare il tessuto commerciale e sociale delle nostre città”.

In sintesi

📉 538 negozi chiusi in tre anni
🏬 -21.528 m² di commercio di prossimità
👥 1.250 posti di lavoro persi
📈 +10.000 m² di grande distribuzione

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