Malamovida al Carmine, il Comune di Brescia chiama in causa Ministero, Prefettura, Questura, Arpa e 36 locali

Nella causa intentata da 68 residenti per il rumore notturno, Palazzo Loggia coinvolge numerosi enti e attività commerciali. L’opposizione attacca: “Responsabilità scaricate su altri”.

La controversia sulla malamovida del Carmine si allarga e assume nuovi contorni dopo la decisione del Comune di Brescia di chiamare in causa ulteriori soggetti nella causa civile avviata da 68 residenti del quartiere. La richiesta, presentata in tribunale nel momento in cui l’amministrazione si è costituita in giudizio, punta a estendere il contraddittorio a Ministero dell’Interno, Prefettura, Questura, Arpa Lombardia e alla compagnia assicurativa della Loggia.
L’iniziativa mira a ridistribuire le responsabilità per l’eccesso di rumore che, secondo i cittadini, comprometterebbe in modo grave la qualità della vita nel rione, storicamente animato dalla movida serale e notturna.

La richiesta del Comune non si limita però alle istituzioni: 36 tra bar e ristoranti del quartiere – sostanzialmente tutti quelli situati nelle vie più frequentate, come via delle Battaglie, via Nino Bixio, via Fratelli Bandiera e via Porta Pile – sono stati indicati come ulteriori soggetti potenzialmente coinvolti.
Si tratta, tuttavia, di una proposta che non produce effetti automatici: spetterà al giudice stabilire se ammettere o meno tutti o solo alcuni dei “chiamati”, e la decisione potrà arrivare prima della prima udienza fissata per la fine di gennaio, oppure nel corso della stessa.

La posizione del Comune è chiara: la responsabilità del rumore contestato dai residenti – che richiedono 2 milioni di euro di risarcimento – non sarebbe esclusivamente imputabile alla Loggia. Secondo l’amministrazione, anche le forze dell’ordine, l’ente che misura le emissioni acustiche e gli stessi locali della zona avrebbero un ruolo nella gestione complessiva della movida, con attività che si intrecciano e richiedono cooperazione.
I residenti, va ricordato, non avevano citato gli esercenti, ma avevano rivolto il ricorso unicamente al Comune, accusato di non aver garantito un adeguato controllo del suolo pubblico e del decoro nelle ore notturne.

Dalla Loggia arriva una nota che richiama il Protocollo d’intesa firmato il 1° luglio 2025 da prefetto, sindaca, Camera di commercio e associazioni di categoria: un documento che definisce un modello d’intervento multilivello e condiviso, basato sulla collaborazione fra istituzioni e operatori economici.
L’amministrazione sottolinea che tutte le azioni svolte negli ultimi anni – dalle rilevazioni acustiche all’impiego degli steward fino alle misure di mitigazione – sono state attuate insieme agli enti competenti, e che l’estensione del contraddittorio punta a ricostruire in modo completo e trasparente un quadro di responsabilità che ritiene collettivo.

Molto diversa la reazione del centrodestra, che attacca frontalmente la scelta della Loggia. Le forze di opposizione – Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Civica Brescia – chiedono una convocazione urgente della Commissione commercio con la presenza dell’Avvocatura e degli assessori competenti.
Secondo i gruppi politici, l’amministrazione starebbe «scaricando su altri soggetti ciò che non è stata in grado di governare», ignorando negli anni proposte e strumenti per regolamentare la movida, aumentare i controlli e tutelare sia residenti sia attività economiche.
L’opposizione ricorda inoltre che il sindaco possiede, per legge, strumenti immediati come le ordinanze per intervenire nelle aree critiche, e che il suo ruolo di autorità locale di sicurezza urbana gli consente di impiegare la Polizia Locale per prevenire i fenomeni di disturbo della quiete pubblica.

La controversia, già complessa, si prepara quindi ad assumere un raggio molto più ampio. La decisione del giudice sull’ammissione dei nuovi soggetti delineerà il perimetro effettivo del processo che, a partire da gennaio, sarà chiamato a chiarire se e in quale misura la gestione della movida del Carmine abbia prodotto responsabilità condivise tra amministrazione, istituzioni e operatori privati.

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