Il futuro del Coregone del Garda è appeso a un filo sottile, con una decisione cruciale che viene rimandata ancora una volta. Da due anni, il ripopolamento di questa specie ittica è vietato nel lago di Garda, poiché il Ministero dell’Ambiente ha classificato il Coregone come una specie “alloctona“, scelta che ha suscitato numerose controversie.
Inizialmente, si attendeva una risposta dal Ministero entro la fine dell’anno, ma ora tutto è stato posticipato a fine giugno. Questo ritardo mette a dura prova i pescatori locali, che dipendono in gran parte dal Coregone per il loro reddito. La situazione è diventata ancora più critica dato che le deroghe per il lago di Iseo e il lago di Como sono già state concesse, ma il Garda è ancora in attesa di una decisione.
Claudio Barbaro, sottosegretario all’Ambiente, ha dichiarato che il Ministero è disposto a valutare la possibilità di una deroga anche per il Garda, ma sottolinea che non solo gli aspetti economici saranno presi in considerazione. Tutte le variabili legate a questa operazione saranno attentamente valutate.
Un ulteriore ostacolo è rappresentato dal fatto che nel Ministero dell’Ambiente era stato istituito un nucleo di ricerca e valutazione per analizzare le condizioni che determinano il divieto di immissioni di specie ittiche non autoctone. I lavori inizialmente dovevano concludersi entro il 31 dicembre, ma ora risulta che il decreto sia stato rinviato di sei mesi, prolungando l’incertezza per il Coregone del Garda.
Germano Bana, portavoce di Upb, l’Unione pescatori bresciani, esprime la sua sfiducia: “Anche per questa annata credo non si farà nulla. L’unica cosa certa per ora è che a causa delle temperature ancora elevate dell’acqua del lago, l’apertura della pesca al Coregone-lavarello è stata posticipata al 31 gennaio“. Il futuro della pesca professionale sul Garda è in bilico, con l’80% del reddito derivante dal Coregone che rischia di subire un colpo mortale.