Il recente blitz interforze sulla Rocca di Manerba ha riacceso il dibattito sui diritti dei naturisti, con 16 sanzioni da 250 euro ciascuna inflitte a coloro che praticano il nudismo. Questo ha sollevato la voce di Fidenzio Laghi, ex presidente dell’Aner (Associazione naturista emiliano-romagnola), che chiede maggiore comprensione e meno persecuzioni nei confronti di questa minoranza.
Fidenzio Laghi ha sottolineato come numerose archiviazioni e sentenze della magistratura nazionale abbiano stabilito che la pratica del naturismo in aree conosciute, anche senza autorizzazione comunale, non costituisce reato. “Manerba è conosciuta dai naturisti da più di 20 anni”, aggiunge Laghi, “e queste sanzioni sono ingiuste e persecutorie”. Egli afferma che le multe devono essere decise dal prefetto o dal giudice di pace e non dalle forze dell’ordine, che possono solo contestare un presunto reato di violazione dell’art.726 del Codice penale.
Dal 2005, a Manerba è in vigore un’ordinanza firmata dall’allora sindaca Maria Speziani, che vieta il nudismo nel parco della Rocca e del Sasso, imponendo l’obbligo di indossare indumenti che coprano i genitali. L’ordinanza estende il divieto a tutto il territorio comunale, prevedendo una sanzione di 250 euro per i trasgressori.
Laghi chiarisce che le recenti multe a Manerba si riferiscono esclusivamente all’ordinanza comunale, trattandosi quindi di violazioni amministrative e non penali. Le denunce per atti contrari alla pubblica decenza e atti osceni, depenalizzate dal 2016, sono state rarissime e riguardano soprattutto il passato. Atti osceni colposi, senza intenzione di dolo, sono puniti con sanzioni amministrative molto più lievi, da 51 a 309 euro.
“Come naturisti, ci sentiamo perseguitati” dichiara Laghi. Egli chiede un cambio di atteggiamento da parte delle autorità, con un appello a maggiori controlli verso chi commette veri atti osceni in luogo pubblico, anziché penalizzare chi pratica il nudismo in modo rispettoso e discreto.