Maestro di arti marziali condannato a due anni per violenza e reati connessi

Salvatore Cafiero, maestro di arti marziali, condannato a due anni con pena sospesa per violenza sessuale e abuso nell'esercizio della professione medica.

Giudice

È stato condannato a due anni di reclusione con pena sospesa Salvatore Cafiero, maestro di arti marziali accusato di gravi reati, tra cui violenza sessuale aggravata, truffa e abuso nell’esercizio della professione medica. La sentenza, emessa in appello, riduce la pena rispetto al primo grado, in cui era stato condannato a tre anni.

Le accuse e il processo

Tra il 2020 e il 2022, Cafiero avrebbe costretto alcune sue allieve maggiorenni, che frequentavano la sua palestra, a partecipare a sesso di gruppo durante le cene organizzate con la moglie. Sebbene l’accusa iniziale comprendesse tre episodi, il primo grado di giudizio ne aveva provato uno solo, riducendo così l’entità della condanna.

Oltre alla violenza sessuale aggravata, il 53enne rispondeva di altri reati:

  • Truffa aggravata ,
  • Esercizio abusivo della professione medica ,
  • Commercio illegale di farmaci non autorizzati .

Cafiero ha somministrato farmaci non registrati in Italia durante le cene e praticato agopuntura senza alcuna abilitazione.

La difesa e il verdetto

Durante il processo, Cafiero ha negato di aver commesso violenza sessuale, ammettendo però di aver praticato agopuntura. La procura generale aveva richiesto la conferma della sentenza di primo grado, mentre la difesa aveva insistito per l’assoluzione su tutti i capi d’accusa.

La corte, pur riducendo la pena, ha confermato la condanna per gli episodi accertati.

Implicazioni della pena

La condanna a due anni con pena sospesa significa che Cafiero non sconterà la reclusione a meno di ulteriori reati. Resta però l’inibizione da attività che potrebbe coinvolgere situazioni simili a quelle per le quali è stato condannato.

Un caso che fa riflettere

Il caso solleva interrogativi sul ruolo dei professionisti nel mantenere standard etici e legali, specialmente in contesti in cui si instaurano rapporti di fiducia tra istruttore e allievi. Episodi del genere evidenziano l’importanza di controlli rigorosi e di protezione delle vittime in situazioni di vulnerabilità.

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