Un’importante operazione delle forze dell’ordine ha colpito una presunta rete di infiltrazioni mafiose della ‘ndrangheta nel Bresciano. Tra i 33 indagati figurano Francesco Tripodi, 44 anni, e il padre Stefano Terzo Tripodi, ritenuti dagli inquirenti figura chiave della cosca Alvaro di Sinopoli (Reggio Calabria), attiva nella provincia di Brescia.
L’accusa
Gli indagati devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata a estorsione, usura, riciclaggio, corruzione, scambio elettorale politico-mafioso, custodia e porto di armi, nonché reati fiscali e finanziari. L’inchiesta ha portato al sequestro di oltre 1,8 milioni di euro e alla messa in custodia cautelare di 15 persone, con altre 14 agli arresti domiciliari.
Secondo gli investigatori, i Tripodi avrebbero utilizzato metodi illeciti per acquisire controllo su attività economiche locali, tra cui pasticcerie, concessioni pubbliche e appalti.
Interrogatori e ulteriori dettagli
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Francesco Tripodi si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre gli interrogatori degli altri indagati proseguiranno nei prossimi giorni. Tra questi, ci sarà anche sua suor Anna Donelli, accusata di concorso esterno in associazione mafiosa.
La religiosa, secondo le accuse, avrebbe veicolato messaggi tra detenuti appartenenti al gruppo criminale e membri esterni. Tuttavia, il suo avvocato difensore ha respinto le accuse, sottolineando che i rapporti della suora con gli indagati si limitavano all’attività di assistenza spirituale in carcere.
Coinvolgimento politico
L’inchiesta ha rivelato presunti legami tra i Tripodi e alcuni esponenti politici locali. Giovanni Acri, medico ed ex consigliere comunale di Brescia per Fratelli d’Italia, è accusato di aver prestato cura a membri della cosca feriti durante azioni criminali. Mauro Galezzi, ex sindaco di Castel Mella, avrebbe invece contratto un prestito usurario di 25mila euro dai Tripodi, in cambio di voti e appalti durante la sua candidatura nel 2021.
Conversazioni intercettate
Le intercettazioni svelano la spregiudicatezza con cui Stefano Terzo Tripodi gestiva le attività criminali. In una conversazione, avrebbe proposto a un affiliato, Claudio Ruggeri, di diventare sicario, offrendo una remunerazione economica per l’esecuzione di omicidi. Ruggeri, tuttavia, avrebbe rifiutato, dichiarandosi contrario a un coinvolgimento diretto in azioni violente.