Strage di piazza Loggia: dopo la condanna di Toffaloni c’è incertezza sull’estradizione dalla Svizzera

Sentenza storica a Brescia: 30 anni al neofascista veronese, ma il rischio è che non sconti mai la pena. Cresce la pressione politica e diplomatica.

Marco Toffaloni è stato condannato a 30 anni di reclusione come esecutore materiale della strage di piazza Loggia, avvenuta il 28 maggio 1974 a Brescia. Secondo la sentenza emessa giovedì dal Tribunale dei minori, Toffaloni, allora sedicenne, sarebbe l’autore dell’attentato che uccise otto persone e ne ferì oltre cento, collocando l’ordigno in un cestino durante una manifestazione antifascista.

Nonostante la condanna, Toffaloni – oggi 67enne – potrebbe non entrare mai in carcere. Da anni risiede in Svizzera, nel Canton Grigioni, dove vive sotto il nome di Franco Maria Muller. L’ex ordinovista ha acquisito la cittadinanza elvetica per matrimonio, e la legge svizzera non consente l’estradizione di propri cittadini per reati considerati prescritti, come nel caso della strage di Brescia, risalente a oltre cinquant’anni fa.

Già durante il processo, le autorità svizzere avevano rifiutato l’accompagnamento coattivo dell’imputato, sottolineando che, in assenza di una condanna definitiva, non vi erano i presupposti per una collaborazione giudiziaria. Inoltre, anche in caso di condanna definitiva, la Svizzera potrebbe rifiutarsi di eseguire la pena sul proprio territorio, in quanto ritiene i reati prescritti.

Tuttavia, uno spiraglio potrebbe aprirsi qualora la Confederazione decidesse di revocare la cittadinanza a Toffaloni, come richiesto dal parlamentare socialista svizzero Carlo Sommaruga. L’interpellanza, presentata al Consiglio Federale, mira a spingere le autorità elvetiche a non riconoscere la cittadinanza a chi è stato condannato per terrorismo. Sommaruga ha ricordato che in passato la Svizzera ha già ritirato la cittadinanza a soggetti condannati per terrorismo legato all’ISIS, evidenziando l’opportunità di agire con coerenza anche in questo caso.

Sul fronte italiano cresce la mobilitazione politica, in particolare tra i parlamentari bresciani. L’onorevole Simona Bordonali (Lega) ha avviato una campagna per coinvolgere trasversalmente gli eletti della provincia, sollecitando un intervento deciso del Governo per far valere la sentenza e chiedere giustizia. Insieme a lei, anche Gianantonio Girelli (PD) e Fabrizio Benzoni (Azione) si sono detti pronti a portare la questione in Parlamento.

Intanto, i termini per l’impugnazione della sentenza sono già stati avviati: Toffaloni ha a disposizione 135 giorni per presentare ricorso alla Corte d’Appello per i minorenni. Se non conferisse mandato al proprio legale, la condanna potrebbe diventare definitiva già nei prossimi mesi, aprendo nuove possibilità d’intervento a livello internazionale.

A oltre 50 anni dalla strage, la sentenza di Brescia rappresenta un passaggio cruciale per l’accertamento della verità storica e giudiziaria. Tuttavia, resta l’incognita sul piano esecutivo: la condanna è stata pronunciata, ma il rischio dell’impunità resta concreto, aggravando il senso di frustrazione delle vittime e dei familiari.

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