Nella notte tra il 30 e il 31 marzo 2025, un incendio di natura dolosa è scoppiato a Malonno, in località Frai, divorando oltre 5 ettari di bosco. Questo singolo evento ha distrutto circa il 25% dell’intera superficie andata in fumo durante il 2024, sottolineando un inizio d’anno già critico per le aree forestali del Bresciano.
Nel 2024 si erano contati 18 incendi, in calo rispetto ai 23 del 2023, ma il bilancio in termini di territorio danneggiato è risultato ben più grave: quasi 20 ettari (198.370 mq) bruciati, contro gli 89.100 del 2023. La media giornaliera di superficie distrutta ha toccato quota 543 metri quadrati, con la Valcamonica tra le zone più colpite, dove dieci roghi hanno devastato 127.330 mq, più della metà del totale.
Uno degli episodi più gravi dell’anno passato è avvenuto il 31 dicembre a Losine, con un incendio che ha incenerito da solo 111.600 metri quadrati. Anche la città di Brescia è stata toccata dalle fiamme: l’incendio sul monte Maddalena ha interessato 38.300 mq, una cifra inferiore rispetto al 2022, anno in cui i primi tre mesi avevano già visto bruciati quasi 30 ettari di verde urbano.
Nel 2023, il maggior numero di danni si era concentrato in Valtrompia, con oltre 50.000 mq colpiti, in gran parte per l’incendio di Sarezzo del 2 aprile. In quell’anno erano andati in fumo anche 6.740 mq nei boschi attorno al Garda, segno che l’intero territorio provinciale continua a essere vulnerabile.
Il comandante del Gruppo Carabinieri forestale di Brescia, tenente colonnello Cesare Nascè, ha ricordato che nel 2022 gli incendi avevano toccato numeri record: 141 episodi per 760 ettari bruciati, pari a 7,6 milioni di metri quadrati. La situazione si è nel tempo contenuta, ma le criticità permangono. Il caso recente di Edolo dimostra quanto un incendio domestico possa sfiorare il disastro ambientale: solo il tempestivo intervento dei Vigili del fuoco ha evitato la propagazione delle fiamme al bosco adiacente.
Nel 2024 i Carabinieri forestali del Bresciano hanno elevato 14 sanzioni amministrative, per un totale di 1.946,84 euro: quasi il doppio rispetto al 2023, quando erano stati 8 i procedimenti sanzionatori (per 1.112,48 euro). Le infrazioni più comuni riguardano fuochi accesi in orari o periodi vietati, oppure troppo vicini alle aree boschive. L’importo delle multe, che si aggira intorno ai 140 euro, ha una funzione più dissuasiva che punitiva, come chiarito dallo stesso Nascè.
Diverso il discorso per gli incendi dolosi, molto più difficili da prevenire e reprimere. Nonostante una diminuzione numerica, questi atti rimangono particolarmente insidiosi. In alcuni casi sono stati ritrovati veri e propri ordigni incendiari, ma le indagini per identificare i responsabili si rivelano spesso complesse e inconcludenti.
A sostegno della prevenzione opera il Catasto degli incendi boschivi, che mira a scoraggiare gli incendi dolosi bloccando qualsiasi tipo di speculazione sulle aree colpite. Tuttavia, meno di un terzo dei Comuni si è dotato di questo strumento. Il catasto prevede divieti stringenti: nessun pascolo o caccia per 10 anni, nessuna edificazione per 15 anni e niente rimboschimenti per i successivi 5.