A distanza di sei anni dalla tragedia avvenuta in un condominio di via Tagliamento, il pubblico ministero Lisa Saccaro ha individuato un unico responsabile per la morte di un anziano di 93 anni, deceduto a causa delle esalazioni di monossido di carbonio. Secondo l’accusa, a dover rispondere penalmente è l’idraulico che nel 1996 installò il boiler in un vano ammezzato non abitabile. Il pm ha chiesto per lui una condanna a otto mesi.
Alla base del decesso ci sono tre concause: una deviazione non autorizzata nella canna fumaria, all’interno della quale erano rimaste incastrate le carcasse di due piccioni; la presenza di un boiler che disperdeva i prodotti della combustione all’interno dell’ambiente in cui era installato; e l’assenza di abitabilità dell’unità immobiliare. L’insieme di queste irregolarità ha provocato la saturazione dell’appartamento con gas letale, diffuso attraverso la cappa della cucina.
Uno degli elementi centrali dell’inchiesta è la modifica alla canna fumaria. Il processo, però, non è riuscito a determinare chi abbia realizzato la deviazione che ha alterato il percorso originario dello scarico dei fumi. Non sono emerse responsabilità né da parte dei proprietari storici dell’immobile, né dell’inquilino che nel 1993 avviò dei lavori di ristrutturazione, né dell’architetto che firmò il progetto, il quale riguardava un’altra porzione dell’edificio.
La proprietaria dell’immobile è stata esclusa dalle responsabilità penali. Per il pubblico ministero, non si può pretendere che una persona senza competenze tecniche verifichi l’idoneità dell’installazione effettuata da un professionista qualificato, che rilasciò anche una regolare certificazione. Anche se l’immobile era privo di abitabilità, secondo l’accusa, la donna agì in buona fede.
Durante l’udienza presieduta dal giudice Marco Vommaro, gli avvocati difensori Ennio Buffoli, Cristina Guatta, Luigi Frattini, Stefano Paloschi, Cristina Lombardi e Patrizia Ghizzoni hanno chiesto l’assoluzione per i rispettivi assistiti. Il processo è stato aggiornato al 20 giugno, quando si terranno le eventuali repliche e la camera di consiglio. Indipendentemente dall’esito penale, la vicenda potrebbe proseguire in sede civile per un’azione di risarcimento danni.