Durante il controllo effettuato dalle forze dell’ordine, all’interno dei capannoni sono emerse numerose irregolarità: condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie, abusi edilizi e una gestione scorretta di rifiuti, tra cui anche materiali tossici. Tali mancanze rappresentano una grave minaccia non solo per la salute dei lavoratori, ma anche per la sicurezza ambientale dell’area circostante.
All’interno del laboratorio operavano 42 cittadini cinesi, impiegati da tre connazionali in condizioni che, secondo quanto rilevato dagli agenti, configurano un apparente sfruttamento lavorativo. Le violazioni alle normative vigenti in materia di sicurezza sul lavoro erano diffuse, rendendo l’attività non solo illegale ma anche pericolosa per chi vi lavorava.
A seguito dell’intervento, i tre responsabili dell’attività produttiva sono stati denunciati a piede libero. Le accuse mosse nei loro confronti includono il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e l’impiego di manodopera irregolare. Per quanto riguarda i lavoratori identificati, dieci risultano privi di permesso di soggiorno, e due di essi sono già stati accompagnati alla frontiera per il rimpatrio.