Il Brescia fuori dal calcio professionistico: il Comune al lavoro per salvare il calcio in città

Cellino non paga stipendi e contributi: la Loggia in contatto con l’Ospitaletto

La notizia è ufficiale: il Brescia Calcio è stato escluso dal calcio professionistico. La mancata corresponsione degli stipendi, dei contributi e delle ritenute dovute ai calciatori ha determinato la fine dell’esperienza del club sotto la gestione di Massimo Cellino, che ha interrotto ogni impegno senza rispettare le scadenze federali. Una chiusura definita da molti come una ripicca, che ha lasciato la squadra e la città senza futuro immediato nei campionati nazionali.

A prendere in mano la situazione è ora l’amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Laura Castelletti, che ha già avviato interlocuzioni per garantire a Brescia una nuova realtà calcistica. L’obiettivo è evitare il vuoto sportivo e sociale che si profilerebbe con la scomparsa del club biancazzurro e permettere una ripartenza almeno tra i dilettanti, come previsto nei casi di estinzione delle società professionistiche.

I primi tentativi di collaborazione sono stati avviati con Feralpisalò e Lumezzane, due realtà calcistiche attive e strutturate nella provincia, ma entrambi i club hanno declinato l’ipotesi di un intervento a sostegno della causa bresciana. Resta però in campo una possibile soluzione alternativa: l’Ospitaletto, neopromosso in Serie C, potrebbe essere coinvolto in un progetto di rilancio del calcio cittadino.

Nel fine settimana è previsto un incontro decisivo tra la sindaca Castelletti, il patron dell’Ospitaletto Sandro Musso e il presidente Giuseppe Taini. La possibilità di un trasferimento del titolo sportivo, oppure di una fusione, è sul tavolo, anche se i tempi sono stretti e le incognite molteplici.

Nel frattempo, la Loggia ha diffuso una nota ufficiale in cui chiarisce la posizione del Comune. «Alla luce delle informazioni attualmente disponibili, le trattative tra la proprietà e potenziali investitori, nelle quali l’Amministrazione comunale non poteva avere un ruolo attivo, sembrano irrimediabilmente in stallo. Quindi, in assenza di segnali che facciano presagire il rispetto degli adempimenti richiesti, il Comune ha deciso di intervenire per provare a tutelare la continuità del calcio a Brescia e il valore sportivo, sociale e identitario che esso rappresenta.»

La città, che ha sostenuto la squadra per oltre un secolo, si ritrova ora a fare i conti con la possibile scomparsa di un simbolo. Il futuro è ancora incerto, ma l’amministrazione sembra determinata a costruire un’alternativa credibile per riportare il calcio bresciano su un palcoscenico nazionale, anche se dovesse passare per i campionati dilettantistici.

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