La Procura di Brescia ha disposto l’autopsia sul corpo del bambino di quattro anni morto all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove era stato trasferito in condizioni disperate dopo un incidente avvenuto in una piscina di un parco acquatico a Castrezzato. Il piccolo era caduto in acqua venerdì 21 giugno e, nonostante i tentativi di rianimazione e il ricovero in terapia intensiva, è deceduto nella giornata di domenica 22 giugno.
Il pubblico ministero Caty Bressanelli ha aperto un fascicolo e incaricato il medico legale di eseguire l’esame autoptico, che dovrà chiarire le cause precise della morte e accertare eventuali responsabilità legate alla dinamica dell’incidente. L’inchiesta punta a fare luce su possibili lacune nei sistemi di sorveglianza o nelle misure di sicurezza adottate all’interno della struttura.
La tragedia ha sollevato un’ondata di commozione e indignazione, ma anche un appello deciso all’azione da parte di Assopiscine, l’associazione italiana delle piscine, che ha rinnovato la richiesta di una legge nazionale sulla sicurezza degli impianti acquatici. “Di fronte a tragedie come quella di Castrezzato, non possiamo limitarci al cordoglio. È il momento di agire”, ha dichiarato Ferruccio Alessandria, presidente dell’associazione.
Assopiscine chiede da anni l’introduzione di standard minimi obbligatori per le piscine, come già avviene in diversi Paesi europei. “Non possiamo più affidarci al caso o alla sola responsabilità individuale – ha aggiunto Alessandria – serve un quadro normativo che metta al centro la prevenzione, la sorveglianza e l’educazione. La sicurezza in piscina non è un optional, è un dovere collettivo”.
L’associazione ha anche sottolineato il ruolo dell’educazione alla sicurezza acquatica, auspicando una maggiore diffusione di programmi formativi rivolti sia ai gestori degli impianti che alle famiglie. “Questa morte – si legge in una nota ufficiale – addolora profondamente e richiama, ancora una volta, l’importanza della prevenzione”.
Il caso di Castrezzato riapre così il dibattito sulla sicurezza delle piscine in Italia, dove al momento non esiste una normativa unificata a livello nazionale, ma solo disposizioni locali che variano da regione a regione. Una mancanza che, secondo Assopiscine, lascia ampi margini di incertezza e non tutela adeguatamente i più vulnerabili, in particolare bambini e ragazzi.
In attesa dei risultati dell’autopsia e degli sviluppi investigativi, l’intera comunità è sotto shock per una tragedia che si sarebbe potuta evitare. Il cordoglio si unisce alla richiesta urgente di trasformare il dolore in azione concreta, affinché episodi simili non si ripetano.