Brescia si conferma una delle città più care d’Italia per chi cerca una stanza in affitto, con un prezzo medio che ha raggiunto i 519 euro mensili. È quanto emerge dal recente rapporto di Immobiliare.it Insights, che colloca la città al sesto posto tra i capoluoghi con i canoni più alti, subito dopo Milano (732 €), Bologna (632 €), Firenze (606 €), Roma (575 €) e Trento (544 €). Il confronto con l’anno precedente è emblematico: nel 2024, una stanza a Brescia costava in media 399 euro, segnando oggi un aumento netto del +30%.
Dietro questa impennata si cela uno squilibrio tra domanda e offerta. Negli ultimi dodici mesi, le richieste di stanze sono cresciute del 33%, mentre l’offerta è crollata del 66%. Un fenomeno che accomuna molte città universitarie e che mette sotto pressione chi cerca una sistemazione temporanea o a medio termine. La scarsità di opzioni si riflette anche sulle abitazioni intere, con il costo medio degli affitti a luglio 2025 pari a 11,91 €/mq (+6,9% su base annua). Le zone centrali, come il Centro Storico, raggiungono i 12,75 €/mq, mentre quartieri semicentrali come Borgo Trento e Mompiano si attestano tra 11 e 12 €/mq. Solo in periferia, come a San Polo o Caionvico, si scende sotto gli 11 €/mq.
Secondo Marco Copeta del gruppo immobiliare Benimmobili, il problema principale resta quello delle stanze. Il potere d’acquisto di studenti e giovani lavoratori è insufficiente per sostenere i costi di un intero appartamento, rendendo la condivisione non solo una scelta, ma una necessità. «A Milano il co-living è già una realtà consolidata, a Brescia ancora no, ma presto arriverà», spiega Copeta. E aggiunge: «Oggi anche altre categorie, come i genitori separati, iniziano a ricorrere a queste soluzioni. La domanda supera l’offerta di almeno cinque volte».
Un fattore che aggrava ulteriormente la situazione è la diffusione degli affitti brevi. Molti appartamenti vengono sottratti al mercato residenziale per essere destinati a locazioni turistiche, contribuendo alla scarsità. In questo contesto, chi è già in affitto con un contratto vantaggioso difficilmente lo lascia, bloccando di fatto il naturale ricambio abitativo. «Si è interrotto il meccanismo evolutivo del mercato immobiliare», afferma Copeta, evidenziando come sempre più persone si spostino verso la provincia, dove vivere costa meno.
Anche Marcello Olivari di Re/Max sottolinea le difficoltà del mercato degli affitti. A suo avviso, il numero limitato di immobili disponibili (a fronte di circa 6.000 abitazioni vuote in città) crea un effetto scarsità che fa lievitare i prezzi. Gli strumenti esistenti per calmierare i canoni, come i contratti concordati o gli accordi territoriali, risultano spesso inefficaci. «Sulla carta dovrebbero garantire canoni agevolati – spiega Olivari – ma nella realtà lasciano ampio spazio alla contrattazione privata, con affitti liberi che permettono ai proprietari di coprire le imposte e ottenere margini più alti».
Il peso degli affitti è diventato insostenibile per molti. Secondo Olivari, un bilocale può arrivare ad assorbire oltre il 50% dello stipendio mensile di un lavoratore. «In una nostra recente gestione – aggiunge – abbiamo affittato 17 stanze a una media di 480-500 euro al mese, tutto incluso: dati perfettamente in linea con le rilevazioni ufficiali. Ma bisogna fare attenzione: online si moltiplicano le truffe, e per questo affidarsi alle agenzie resta fondamentale».
Il caro-affitti ha anche una dimensione urbanistica. Quartieri come via Veneto, oggetto di interventi di riqualificazione da parte del Comune, hanno visto aumentare il valore degli immobili, con un impatto diretto anche sul mercato delle stanze. La città attrae studenti e giovani professionisti, ma non riesce a soddisfare una domanda in continua crescita.