Si è conclusa la fuga di Roberto Held, 50 anni, ricercato in tutto il Nord Italia per l’omicidio di Dolores Dori, la donna di 43 anni colpita a fuoco il 2 ottobre scorso all’interno del campo nomadi di Lonato del Garda (Brescia). Nella giornata di lunedì 27 ottobre, l’uomo si è presentato spontaneamente al Comando provinciale dei carabinieri di Brescia, dove è stato eseguito il fermo di indiziato di delitto, su disposizione della Procura della Repubblica di Brescia.
I carabinieri del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Desenzano del Garda hanno quindi proceduto all’arresto, trasferendo l’uomo nel carcere bresciano “Nerio Fischione”. Secondo le prime conferme, si tratterebbe proprio del consuocero della vittima, che dopo il delitto si era reso irreperibile.
Il caso ha scosso l’opinione pubblica per la sua dinamica violenta e le tensioni familiari sottostanti. Dolores Dori era stata colpita da tre proiettili e successivamente abbandonata davanti all’ospedale di Desenzano, dove è deceduta poco dopo. Il movente del delitto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe riconducibile a un regolamento di conti tra famiglie, legato a una relazione sentimentale osteggiata.
La vittima proveniva dal Veneziano e, secondo quanto emerso, non avrebbe accettato la scelta della figlia di trasferirsi nel Bresciano per vivere con il fidanzato, rifiutando così un matrimonio combinato precedentemente deciso dalla famiglia. Da questa tensione sarebbero nati conflitti degenerati poi in scontri armati, culminati nella tragedia del 2 ottobre.
A complicare ulteriormente la vicenda, il coinvolgimento di altri membri della famiglia della vittima: la madre e il figlio sedicenne di Dolores Dori sono infatti stati fermati il 6 ottobre scorso, accusati di tentato omicidio nei confronti di persone ritenute responsabili della sparatoria. Le immagini dell’agguato sono state riprese in un video che è stato acquisito dagli investigatori e che rappresenta un elemento chiave per la ricostruzione dei fatti.
Con il fermo di Roberto Held, la Procura prosegue ora gli accertamenti per delineare tutte le responsabilità e chiarire i ruoli dei soggetti coinvolti in una faida familiare sfociata nel sangue. L’indagine rimane aperta, mentre proseguono gli interrogatori e le analisi delle prove raccolte.