Violenza e maltrattamenti alla moglie: a processo per non averla vista incinta

Un 30enne egiziano è accusato di aggressioni fisiche e abusi su una giovane connazionale: il caso in tribunale a Cremona

Aggredita, umiliata e costretta a subire violenze per non essere riuscita a rimanere incinta. È il racconto drammatico alla base del processo in corso presso il tribunale di Cremona, dove un uomo di 30 anni di origini egiziane è chiamato a rispondere delle accuse di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. La denuncia è stata presentata a fine 2023 da una giovane donna, oggi 24enne, anche lei egiziana, che ha riferito alle forze dell’ordine anni di violenze fisiche e psicologiche subite all’interno di un matrimonio che sarebbe stato combinato.

Secondo il racconto della vittima, le aggressioni sarebbero iniziate già durante la luna di miele. L’uomo l’avrebbe immobilizzata nel letto premendole un cuscino sul volto. I due hanno vissuto insieme in una cascina nelle campagne cremonesi, a poca distanza dal confine bresciano, per circa due anni. In questo periodo la giovane avrebbe subito ripetute percosse, in particolare in concomitanza con il ciclo mestruale, che l’uomo considerava la prova del suo fallimento come moglie, non essendo ancora riuscita a concepire.

Nel 2022 la donna ha avuto un aborto spontaneo, ma anche dopo l’accaduto le violenze non si sarebbero fermate. La sua testimonianza descrive una vita quotidiana segnata dalla paura: le sarebbe stato impedito di assumere farmaci per l’asma e la pillola anticoncezionale, e nel 2023, dopo aver manifestato l’intenzione di separarsi, sarebbe stata cacciata di casa in pigiama.

Attualmente, la donna vive con la sua famiglia in un’altra città, lontana dall’ex marito, con cui il divorzio è stato formalizzato. La difesa dell’imputato, però, nega ogni accusa, sostenendo l’inattendibilità delle dichiarazioni della ex moglie. Secondo i legali, non vi sarebbero referti medici a supporto delle denunce, e l’uomo avrebbe sempre adempiuto ai suoi obblighi post-separazione, versando le somme concordate e cercando, durante la convivenza, di favorire l’integrazione della moglie, che non parlava italiano.

La prossima udienza è fissata per il 24 febbraio 2026. Il procedimento dovrà fare luce sulle gravi accuse e valutare gli elementi raccolti, in un caso che mette ancora una volta al centro il tema della violenza domestica e del controllo sulla libertà riproduttiva delle donne, spesso esercitato in modo coercitivo.

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