Autovelox, svolta nazionale: dispositivi non registrati spenti e multe nulle dal 30 novembre

La nuova piattaforma del ministero introduce regole più chiare, ma apre una fase di incertezza tra omologazioni, ricorsi e controlli locali

L’Italia inaugura una nuova fase nella gestione degli autovelox, con una misura destinata a ridisegnare il rapporto tra automobilisti ed enti locali. Dal 30 novembre 2025, infatti, tutti i dispositivi non presenti nell’elenco nazionale del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti devono essere disattivati, mentre le sanzioni emesse da apparecchiature non censite risultano automaticamente nulle. La novità non ha valore retroattivo: le multe elevate prima di questa data restano pienamente valide e devono essere saldate.

L’intervento governativo mira a una gestione più trasparente e uniforme dei rilevatori di velocità, un settore spesso al centro di polemiche per installazioni percepite come eccessive o finalizzate soprattutto al gettito. La riforma rappresenta un passo importante, ma allo stesso tempo apre interrogativi: la fase di transizione porterà allo spegnimento di dispositivi non in regola, all’attesa di nuove omologazioni e, probabilmente, a un incremento dei ricorsi. A supporto dei cittadini, la nuova piattaforma del Mit consente di verificare online se l’autovelox era regolarmente registrato il giorno in cui è stata commessa l’infrazione. Va ricordato che il censimento ministeriale riguarda esclusivamente la registrazione amministrativa, e non sostituisce la procedura di omologazione tecnica.

Secondo Daniele Emanuele Mannatrizio, consigliere provinciale con delega a Sicurezza e Polizia provinciale, questa fase costituisce «il primo step della road map» indicata dal ministero. La revisione coinvolgerà tutte le tipologie di impianto – fissi, mobili, telelaser e rilevatori di velocità – con un successivo intervento dedicato proprio al tema dell’omologazione, necessario per completare l’aggiornamento tecnico dell’intero sistema. In provincia di Brescia risultano censiti 85 dispositivi, di cui 31 fissi e 22 di competenza provinciale. «L’elenco era già completo e soggetto a verifiche periodiche», osserva Mannatrizio, precisando anche che in Italia gli autovelox ammontano a circa 3.600, un numero inferiore rispetto ad altri Paesi europei come la Francia.

Le statistiche rivelano la portata del fenomeno: solo nel 2025, i 22 dispositivi gestiti dal Broletto hanno generato 400 mila sanzioni, per un accertamento complessivo di 40 milioni di euro. L’incasso effettivo oscilla invece tra i 20 e i 25 milioni, un divario che mette in evidenza il problema diffuso del mancato pagamento. «La Provincia gestisce oltre 1.600 chilometri di strade», ricorda Mannatrizio, sottolineando che gli investimenti per la manutenzione straordinaria superano i 100 milioni di euro, una cifra quattro volte superiore agli introiti derivanti dalle multe.

La transizione verso la nuova normativa ha inevitabilmente imposto aggiustamenti operativi. «Per alcuni mesi abbiamo ridotto l’utilizzo dei rilevatori in autotutela», afferma Nicola Caraffini, comandante della Polizia locale di Bagnolo, dove sono attivi un autovelox mobile e un telelaser. Il loro posizionamento, spiegano gli agenti, avviene nei punti critici dell’abitato e genera mediamente 400 sanzioni all’anno. La funzione degli strumenti, precisa Caraffini, è in primo luogo preventiva, poiché la velocità rimane tra le principali cause degli incidenti stradali.

Situazione diversa a Gussago, lungo il tratto fra le due gallerie della SP19, dove è operativo da primavera 2024 un sistema di rilevazione della velocità media, fornito dalla Provincia. Una scelta temporanea, come rileva il comandante della Polizia locale Danilo Gatti, in attesa di soluzioni più strutturali in un punto con precedenti episodi mortali. I dati registrati possono apparire elevati, ma vanno rapportati all’elevato volume di traffico e alla natura del dispositivo, che copre circa 2,5 chilometri. La maggior parte dei verbali riguarda infatti superamenti minimi del limite, segno che gli automobilisti più assidui hanno adattato la guida, riducendo progressivamente il numero delle infrazioni. Dopo i primi mesi di assestamento, le sanzioni sono scese a poche decine al giorno.

Il nuovo quadro normativo punta dunque a ripristinare equilibrio e certezza del diritto, ma i prossimi mesi diranno se la riforma riuscirà davvero a portare ordine in un settore che, per anni, ha generato tensioni e contenziosi.

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