Si è chiusa con una condanna a un anno e dieci mesi di reclusione la vicenda giudiziaria legata agli scontri tra ultras e forze dell’ordine avvenuti allo stadio Romeo Menti di Vicenza, poco prima della partita di Serie B Vicenza-Brescia del 26 marzo 2017. Il Tribunale berico ha riconosciuto colpevole A.F., ultrà bresciano, ritenuto tra i protagonisti degli episodi di violenza che portarono al ferimento di diversi agenti di polizia.
Secondo quanto ricostruito dalla Digos di Vicenza, in collaborazione con quella di Brescia, i disordini scoppiarono durante le fasi di afflusso allo stadio. Un gruppo di tifosi ospiti avrebbe tentato di avvicinarsi ai supporter vicentini, rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine per riportare la situazione sotto controllo.
La tensione degenerò rapidamente in violenze fisiche. Come riferito dalla Questura, alcuni tifosi bresciani aggredirono gli agenti con aste, cinture, calci e pugni, oltre a lanciare bottiglie e pietre. Una volta ricondotti nel settore ospiti, circa 150 ultras iniziarono a spingere con forza il cancello del parcheggio, fino a sfondarlo: la struttura cadde a terra, travolgendo e colpendo alcuni poliziotti impegnati nel servizio di ordine pubblico.
Il bilancio fu pesante: sei agenti rimasero feriti. Un operatore della Questura di Vicenza riportò la frattura del gomito, con una prognosi di 30 giorni. Altri cinque agenti del Reparto mobile di Padova furono medicati per lesioni al torace, alla testa e ai piedi, con prognosi comprese tra i 7 e i 20 giorni.
Le successive indagini portarono all’identificazione e alla denuncia di 25 tifosi ospiti, accusati a vario titolo di resistenza a pubblico ufficiale, travisamento del volto durante manifestazioni sportive, possesso di oggetti atti ad offendere, lancio di materiale pericoloso e danneggiamento aggravato. Tra questi figurava anche A.F., oggi condannato.
La pena inflitta è di 1 anno e 10 mesi di reclusione, con la possibilità di beneficiare della sospensione condizionale, ma a una condizione precisa: entro due anni l’imputato dovrà risarcire gli agenti di polizia che si sono costituiti parte civile, per una somma complessiva di circa 70mila euro. In caso contrario, la sospensione della pena potrebbe decadere.
La sentenza rappresenta un passaggio significativo nella lunga coda giudiziaria degli scontri del 2017, episodi che avevano riacceso il dibattito sulla sicurezza negli stadi e sulla gestione dell’ordine pubblico durante le partite considerate a rischio. Un monito chiaro contro la violenza legata al tifo, che continua a produrre conseguenze penali anche a distanza di anni.