Strage di piazza Loggia, il nome di Paolo Marchetti emerge in aula

Le dichiarazioni di un ex collaboratore di giustizia riaccendono il processo e aprono nuovi scenari investigativi

Strage piazza della Loggia

Il nome di Paolo Marchetti è emerso con forza nel corso di una recente udienza dedicata alla strage di piazza Loggia, uno degli episodi più drammatici della storia repubblicana. Un nome che porta con sé un peso enorme in termini di responsabilità penale, considerando che l’ipotesi di reato resta quella di strage. A farlo è stato Gianpaolo Stimamiglio, ex collaboratore di giustizia, le cui dichiarazioni hanno segnato un passaggio delicato nel processo in corso.

Secondo quanto riferito dal teste, Marchetti avrebbe fatto parte della cellula ordinovista partita da Verona e giunta a Brescia il giorno dell’attentato. Ma l’affermazione più grave riguarda il ruolo operativo attribuitogli: «È stato lui a mettere la bomba, era l’unico in grado di farlo». Una dichiarazione che, se confermata, potrebbe rappresentare una svolta significativa nel procedimento giudiziario.

Le possibili ricadute sul processo Zorzi

Le parole di Stimamiglio si inseriscono nel processo a carico di Roberto Zorzi, indicato dall’accusa come uno degli esecutori materiali della strage. Le nuove dichiarazioni, tuttavia, non solo chiamano in causa un altro nome, ma impongono un approfondimento puntuale sulla figura di Marchetti e sul suo possibile coinvolgimento diretto.

Proprio per questo motivo è già stata fissata l’escussione di Paolo Marchetti per il 27 gennaio. La deposizione, salvo imprevisti, dovrebbe avvenire in videoconferenza, tenuto conto delle sue condizioni di salute. Un passaggio che viene considerato centrale per valutare la solidità delle affermazioni rese dal collaboratore di giustizia e il loro impatto complessivo sull’impianto accusatorio.

La cellula ordinovista secondo il teste

Nel corso dell’udienza, Stimamiglio ha parlato di quattro componenti della cellula che avrebbe operato in relazione all’attentato. Oltre a Paolo Marchetti, i nomi indicati sono quelli di Marco Toffaloni, Claudio Bizzarri e di un quarto uomo veronese, del quale però il teste non è stato in grado di ricordare l’identità.

Marco Toffaloni è una figura già nota nell’ambito giudiziario: nei mesi scorsi è stato condannato a 30 anni di reclusione per la strage. L’inserimento di Marchetti in questo contesto rende le dichiarazioni particolarmente rilevanti, perché collegherebbe persone già condannate o processate a un presunto esecutore materiale finora rimasto ai margini dell’inchiesta.

Chi è Paolo Marchetti

Alla luce delle affermazioni emerse in aula, gli approfondimenti sulla figura di Paolo Marchetti sono diventati inevitabili. Nato il 10 settembre 1953 a Verona, oggi ha 72 anni e risiede a Graffignano, in provincia di Viterbo. Nel corso della sua vita ha vissuto in diverse città italiane, tra cui Pordenone, Roma e Funes di Chies d’Alpago, in provincia di Belluno.

Dal punto di vista professionale, Marchetti è diventato antropologo, un elemento che ha attirato l’attenzione degli investigatori soprattutto in relazione al suo percorso formativo. Un dettaglio, infatti, appare particolarmente significativo nell’ottica delle indagini.

Il percorso scolastico e le date chiave

Paolo Marchetti ha frequentato il liceo scientifico Fracastoro di Verona, lo stesso istituto frequentato anche da Marco Toffaloni, seppur più giovane. Un dato che rafforza l’ipotesi di una conoscenza pregressa tra i due.

Ma a colpire maggiormente è un altro elemento: Marchetti risulterebbe assente da scuola il 27 e il 28 maggio 1974. Una circostanza che ha immediatamente acceso l’interesse degli inquirenti, soprattutto per la seconda data, che coincide con il giorno successivo alla strage di piazza Loggia. Un’assenza che, se confermata e contestualizzata, potrebbe assumere un valore rilevante sul piano investigativo.

La posizione della difesa di Zorzi

Nel frattempo, la difesa di Roberto Zorzi mantiene una linea netta. L’avvocato Stefano Casali ha dichiarato che «le ultime dichiarazioni rilasciate dai testimoni confermano ancora che Roberto Zorzi non ha avuto alcun ruolo nella strage». Una posizione che evidenzia come il processo resti caratterizzato da forti contrapposizioni tra accusa e difesa, in attesa di nuovi elementi probatori.

Le prossime udienze, a partire dalla deposizione di Marchetti, saranno decisive per comprendere se le dichiarazioni di Stimamiglio rappresentino un punto di svolta o richiedano ulteriori riscontri. La verità giudiziaria sulla strage di piazza Loggia continua così a essere oggetto di un complesso e delicato lavoro processuale.

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