C’è un possibile collegamento tra il potenziamento dell’oleodotto Nato e la presenza di armi nucleari nella base aerea di Ghedi. È questo il nodo al centro di un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato Devis Dori (Alleanza Verdi e Sinistra), che ha chiesto spiegazioni ai ministri degli Affari esteri, dell’Interno e della Difesa. L’iniziativa prende spunto da un’inchiesta pubblicata da Bresciaoggi su un progetto infrastrutturale da 38 milioni di euro, destinato all’adeguamento di una rete di condotte strategiche lunga circa 900 chilometri.
Il sistema di oleodotti interessato attraversa sei regioni italiane, partendo da La Spezia, dove è prevista la realizzazione di un nuovo attracco per navi cisterna di carburante speciale, e proseguendo fino al Nord Italia, coinvolgendo anche la Bassa bresciana. Secondo quanto riportato, l’intervento mira a rispondere all’aumento del fabbisogno energetico dei nuovi caccia F-35, oltre che a sostenere un utilizzo più intenso dei velivoli militari impiegati nelle missioni di sorveglianza e ricognizione, intensificatesi dopo l’allerta internazionale legata alla guerra in Ucraina.
La base di Ghedi e le bombe B61
Nella sua interrogazione, Dori richiama rapporti internazionali considerati autorevoli, come il Nuclear Weapons Ban Monitor, secondo i quali la base aerea militare di Ghedi, insieme a quella di Aviano, rappresenterebbe uno dei due siti italiani che ospitano testate nucleari statunitensi nell’ambito degli accordi Nato di nuclear sharing. Le stime parlano di un numero compreso tra 15 e 20 bombe termonucleari B61 custodite all’interno dell’installazione militare.
Secondo il deputato, la presenza di un simile arsenale in un’area densamente popolata e classificata come zona sismica solleva interrogativi rilevanti sotto il profilo della sicurezza. “Una concentrazione di armamenti nucleari di questo tipo comporta rischi che non possono essere ignorati”, sottolinea Dori, evidenziando la necessità di maggiore trasparenza e di garanzie concrete per i cittadini che vivono nei territori circostanti.
Direttiva Euratom e piani di emergenza
L’interrogazione richiama inoltre la Direttiva Euratom, recepita nell’ordinamento italiano con il Decreto legislativo del 2020, che impone agli Stati membri l’obbligo di predisporre e rendere pubblici piani di emergenza nucleare, assicurando un’adeguata informazione preventiva alla popolazione. Tuttavia, secondo Dori, il Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari risulterebbe sbilanciato.
L’attenzione sarebbe rivolta soprattutto a incidenti che avvengono oltre i confini nazionali o durante il trasporto di materiali radioattivi, mentre verrebbero trascurati gli scenari di rischio legati alle basi militari presenti sul territorio italiano. Un vuoto che, secondo il parlamentare, necessita di un intervento immediato.
Le denunce dei comitati e il livello europeo
Nel documento parlamentare viene ricordata anche la denuncia del Comitato 28 Maggio di Rovato, che durante un convegno svoltosi a Pordenone nel dicembre 2025 ha evidenziato la mancanza di informazioni per i cittadini residenti vicino alla base di Ghedi. Secondo il comitato, la popolazione non sarebbe adeguatamente informata su misure di protezione essenziali, come le procedure di evacuazione o l’eventuale profilassi allo iodio da adottare in caso di emergenza nucleare.
Queste preoccupazioni non si sono fermate al livello locale. Il tema è stato infatti portato anche all’attenzione delle istituzioni europee, attraverso un’interrogazione presentata dall’eurodeputata Cristina Guarda, rafforzando il dibattito sulla trasparenza e sulla tutela dei cittadini.
Le richieste al governo
In conclusione, Devis Dori chiede ai ministri competenti quali iniziative urgenti intendano adottare per garantire la piena applicazione della Direttiva Euratom anche per la base di Ghedi, soprattutto alla luce del potenziamento e della manutenzione dell’oleodotto Nato. Tra le richieste figurano la predisposizione e la pubblicazione di piani di emergenza specifici per la popolazione civile e la valutazione dell’avvio del processo di adesione dell’Italia al Trattato di proibizione delle armi nucleari.
Un’interrogazione che riporta al centro del dibattito pubblico il rapporto tra infrastrutture militari, sicurezza nazionale e tutela dei cittadini, in un contesto geopolitico sempre più complesso.
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Il potenziamento dell’oleodotto Nato riaccende il dibattito sulla sicurezza nucleare della base militare di Ghedi.
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Oleodotto Nato e base di Ghedi: interrogazione parlamentare sui rischi nucleari e sulla sicurezza della popolazione civile.
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