I piccoli Comuni bresciani si muovono in equilibrio precario tra risorse ridotte e servizi da garantire. In provincia sono 88 le realtà sotto pressione, di cui 66 classificate come totalmente montane e 51 inserite in una fascia di svantaggio elevato. Tagli ai trasferimenti statali, vincoli di spesa e nuove emergenze – dal dissesto idrogeologico alla gestione ordinaria dei servizi – stanno mettendo a dura prova la tenuta amministrativa dei territori.
Per evitare il ridimensionamento o l’isolamento istituzionale, i sindaci hanno rafforzato la strategia delle aggregazioni. Sul territorio operano 14 Unioni di Comuni, oltre a diversi Consorzi di Polizia Locale che consentono di condividere personale e mezzi. L’obiettivo è razionalizzare i costi e mantenere standard minimi di sicurezza e assistenza. Tuttavia, organici sempre più ridotti rendono fragile anche questo modello: in molti casi il numero di agenti non è sufficiente a coprire in modo stabile più territori.
Il nodo più evidente riguarda la figura del segretario comunale, perno della regolarità amministrativa. Secondo l’Albo nazionale del Ministero dell’Interno, in provincia di Brescia sono 60 gli enti che ricorrono a segretari reggenti o “a scavalco”, condivisi con altri Comuni. Una soluzione che consente di contenere le spese ma che evidenzia una carenza strutturale.
A Passirano, ad esempio, il segretario è condiviso con Roncadelle e Bagnolo. Una scelta obbligata, spiegano dagli enti locali, anche per ragioni economiche: per i Comuni di determinate fasce il costo di un segretario a tempo pieno può arrivare a 100 mila euro annui, cifra difficilmente sostenibile per bilanci di piccole dimensioni. La tecnologia consente oggi di gestire parte delle attività da remoto, ma la presenza fisica resta fondamentale nei passaggi più delicati.
Non mancano casi di collaborazione oltre i confini provinciali. A Remedello, dopo il pensionamento dello storico segretario, l’incarico è stato affidato a una professionista già in servizio in alcuni Comuni del Cremonese. Situazioni analoghe si registrano a Botticino e Castegnato, mentre Offlaga convive con un incarico reggente da due anni. La “condivisione” diventa così una prassi diffusa per garantire continuità amministrativa senza sforare i tetti di spesa.
Il fenomeno non è isolato. A livello nazionale, l’82% delle sedi di segreteria nei Comuni fino a 3.000 abitanti risulta vacante: su 1.902 sedi previste, solo 341 segretari sono effettivamente in servizio. Una criticità definita strutturale durante gli Stati Generali dei Piccoli Comuni organizzati da Anci a Roma. Nei municipi con organici ridotti e un’età media del personale intorno ai 51 anni, il segretario comunale rappresenta l’asse portante della legittimità degli atti e della continuità amministrativa.
Le cause della carenza sono molteplici. Oltre alla ridotta attrattività delle sedi minori, pesa il progressivo assottigliamento dell’Albo, soprattutto nelle fasce iniziali destinate ai piccoli enti. A ciò si aggiungono vincoli normativi stringenti che limitano le assunzioni anche quando le risorse economiche sarebbero disponibili. I tetti di spesa sul personale, rimasti invariati negli anni, rappresentano per molti sindaci un ostacolo difficilmente superabile.
Per affrontare l’emergenza, Anci propone un pacchetto di interventi. Tra le misure prioritarie figura l’aumento del fondo dedicato ai segretari comunali, da 30 a 50 milioni di euro annui, con l’obiettivo di sostenere i Comuni più fragili. Si ipotizza inoltre una norma sperimentale che consenta ai sindaci di nominare un funzionario interno qualificato qualora gli avvisi per la copertura del posto vadano deserti. Per contenere il turn-over, viene suggerito anche un periodo minimo di permanenza di 24 mesi per i segretari di prima nomina.
In un contesto segnato da austerità e crescenti responsabilità, i piccoli Comuni bresciani cercano dunque di fare rete per non arretrare. L’unione delle forze diventa la strategia principale per garantire servizi essenziali e tutelare i cittadini, mentre si attende un intervento strutturale capace di rafforzare la macchina amministrativa locale.